Cultura

Giornata Europea della Cultura Ebraica 2026, l’“Amore” come ponte tra popoli, religioni e culture


La XXVII edizione si è svolta domenica 6 settembre in circa cento località italiane. Bologna città capofila, con incontri tra ebrei, cristiani e musulmani, musica, arte e cucina. A Palermo un appuntamento nell’Archivio Storico Comunale ha riportato l’attenzione sulle profonde radici ebraiche della Sicilia.


BOLOGNA – PALERMO, 8 settembre 2026 – Non soltanto un sentimento privato, ma un principio capace di trasformarsi in responsabilità verso l’altro, solidarietà, conoscenza e dialogo. È attorno alla parola “Amore – אהבה – Love” che domenica 6 settembre si è sviluppata la XXVII Giornata Europea della Cultura Ebraica, uno dei principali appuntamenti dedicati alla conoscenza dell’ebraismo e del suo patrimonio storico e culturale.
L’edizione 2026 ha coinvolto circa cento località italiane, da Nord a Sud e nelle isole, nell’ambito di una manifestazione alla quale aderiscono oltre trenta Paesi europei. Sinagoghe, musei, archivi, antichi quartieri ebraici e centri culturali hanno aperto le loro porte, proponendo incontri, visite, concerti, mostre e momenti di confronto. L’obiettivo dichiarato della Giornata è favorire la conoscenza della cultura e delle tradizioni ebraiche, promuovere il rispetto delle diversità e contribuire a contrastare pregiudizi e antisemitismo. �
Rai Cultura +1
Il tema scelto quest’anno assume un significato molto più ampio rispetto all’accezione romantica della parola. Nella tradizione ebraica l’amore riguarda il rapporto con Dio, con il prossimo e con lo straniero. Un concetto che, come ricordato nel percorso di avvicinamento alla manifestazione, non si esaurisce nella sfera dei sentimenti, ma si traduce in azione, responsabilità e dovere nei confronti della comunità. È una lettura richiamata anche dal pensiero del rabbino e filosofo Jonathan Sacks, che individuava proprio nell’amore verso Dio, verso il prossimo e verso lo straniero tre elementi fondamentali dell’etica ebraica. �
moked +1
Bologna, capitale italiana della Giornata
A guidare l’edizione italiana è stata Bologna, scelta come città capofila. Il programma è iniziato già nella serata di sabato 5 settembre con “Jewish Jazz 2026 – Dialoghi”, concerto al Teatro San Leonardo con Gabriele Coen e Ziad Trabelsi. La mattina successiva la sinagoga bolognese ha ospitato l’apertura ufficiale e una serie di appuntamenti dedicati alle diverse declinazioni dell’amore nella cultura ebraica. �
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La cerimonia del 6 settembre si è aperta anche con un omaggio a Francesco Guccini, a un mese dalla sua scomparsa, attraverso una reinterpretazione di Shomer Ma Mi-Ilailah. Alla manifestazione erano presenti, tra gli altri, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e rappresentanti delle istituzioni locali. Il presidente della Comunità ebraica di Bologna, Daniele De Paz, ha ricordato il profondo legame del cantautore con la città e con la comunità ebraica bolognese. �
Il Resto del Carlino
Particolarmente significativo è stato il tentativo di portare il tema dell’amore fuori dai confini di una singola religione. Alla Fondazione per le Scienze Religiose il programma ha proposto uno show cooking che ha visto protagonisti Tze’ela Rubinstein, di origine israeliana, e Shady Hasbun, palestinese, facendo del cibo un linguaggio d’incontro. In Salaborsa, invece, rappresentanti dell’ebraismo, del cristianesimo e dell’islam sono stati chiamati a rispondere alle domande dei bambini, mentre un ulteriore confronto è stato dedicato al comandamento biblico “Ama il prossimo tuo”, mettendo in relazione il testo del Levitico con le sfide della vita contemporanea. �
moked
Arte e letteratura hanno completato il percorso. Al Museo Ebraico di Bologna è stata inaugurata “D’amore, profumi e melagrane. Tre sguardi femminili sul Cantico dei Cantici”, con opere di Valentina Malgarise, Claudia Tagliacozzo e Valeria Valenza. Il melograno, uno dei frutti simbolici della tradizione biblica, è diventato parte di un percorso anche olfattivo e partecipativo: ai visitatori è stato chiesto di lasciare un proprio pensiero sull’amore. Sono state inoltre organizzate visite ai luoghi della Bologna ebraica, alla sinagoga e all’area dell’antico ghetto. �
Museo Ebraico di Bologna
La giornata bolognese ha riservato ampio spazio anche alla musica e alla danza, fino agli appuntamenti nell’area del Memoriale della Shoah, dove tango, tradizione rom e musica contemporanea sono stati utilizzati come strumenti di dialogo tra memorie e culture diverse. �
moked
Palermo e la memoria ebraica della Sicilia
La Giornata ha avuto un significato particolare anche in Sicilia. A Palermo l’appuntamento si è tenuto alle 10 nell’Aula Damiani Almeyda dell’Archivio Storico Comunale, in via Maqueda 157, con un incontro interamente dedicato all’“Amore”. L’iniziativa è stata promossa nell’ambito della XXVII Giornata e sostenuta anche dall’Officina di Studi Medievali, da anni impegnata nello studio delle culture e delle religioni del Mediterraneo. �
Palermo Turismo +1
All’incontro palermitano sono stati annunciati gli interventi di Francesco Bonanno, Claudia Lo Iacono e Viviana Mulè, con la moderazione di Luciana Pepi, studiosa da anni impegnata nella ricerca e nella diffusione della cultura e del pensiero ebraico. Al centro, le differenti manifestazioni dell’amore nei testi biblici, nella tradizione rabbinica e nella dimensione etica e sociale, con una particolare attenzione al dialogo interculturale e interreligioso. �
inItaly | Ambasciatori del Territorio
La scelta dell’Archivio Storico non è priva di valore simbolico. Palermo custodisce infatti una storia ebraica antichissima, intimamente intrecciata con quella mediterranea della città. Per secoli gli ebrei furono parte integrante della società siciliana, fino all’espulsione del 1492 decretata dalla monarchia spagnola. La memoria di quella presenza continua a riaffiorare attraverso documenti, toponimi, studi e iniziative culturali che negli ultimi decenni hanno contribuito alla riscoperta dell’ebraismo siciliano. �
Moesco
Ed è proprio in Sicilia che la Giornata assume un significato ulteriore: non soltanto conoscere “la cultura degli altri”, ma riscoprire una parte della propria storia. La cultura ebraica, infatti, non costituisce un elemento estraneo alla storia dell’isola. Ne è stata per secoli una componente viva, insieme alle culture cristiana, bizantina e islamica che hanno fatto della Sicilia uno dei grandi crocevia del Mediterraneo.
La Giornata Europea della Cultura Ebraica 2026 lascia così un messaggio che va oltre la celebrazione di una singola comunità. In un tempo attraversato da guerre, divisioni religiose, antisemitismo, islamofobia e contrapposizioni identitarie, la scelta della parola “Amore” assume inevitabilmente una valenza civile.
Perché l’amore, nella prospettiva proposta dalla manifestazione, non significa cancellare le differenze né dimenticare i conflitti. Significa riconoscere nell’altro una persona verso la quale esistono responsabilità. È forse questo il filo che unisce Bologna a Palermo, una sinagoga a un archivio siciliano, il Cantico dei Cantici alle domande poste dai bambini ai rappresentanti delle religioni: la conoscenza come antidoto al pregiudizio e il dialogo come condizione necessaria per costruire convivenza.
E in questo senso la XXVII Giornata Europea della Cultura Ebraica non è stata soltanto una manifestazione dedicata alla memoria. È stata soprattutto un invito a guardare al presente e al futuro, ricordando che una cultura millenaria può ancora offrire parole e strumenti per affrontare una delle domande più antiche dell’umanità: che cosa significa, davvero, amare il prossimo?

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