Germania, terremoto politico in Sassonia-Anhalt: l’AfD vola al 43,8% e mette in crisi Merz
L’estrema destra più che raddoppia i consensi e conquista 39 seggi su 83. Crolla la CDU del cancelliere, ferma al 17,2%. Merz ammette: «Siamo scossi nelle fondamenta», ma esclude le dimissioni. Ora si apre la difficile partita per formare il governo regionale, mentre il risultato di Magdeburgo manda un segnale inquietante a Berlino e all’intera Europa.
MAGDEBURGO – Non è più soltanto un’avanzata elettorale. Quello uscito dalle urne della Sassonia-Anhalt il 6 settembre 2026 assume i contorni di un vero terremoto politico destinato a scuotere non soltanto la Germania orientale, ma il governo federale di Berlino e gli equilibri politici europei.
L’Alternative für Deutschland (AfD) ha ottenuto, secondo i risultati provvisori, il 43,8% dei voti, diventando nettamente il primo partito del Land. La CDU, che nel 2021 aveva conquistato il 37,1%, è precipitata al 17,2%, subendo una delle sconfitte più pesanti della propria storia regionale. L’AfD, che cinque anni fa era ferma al 20,8%, ha quindi più che raddoppiato i propri consensi.
Il dato parlamentare rende ancora più evidente la portata del risultato: 39 seggi su 83 vanno all’AfD. La maggioranza assoluta è fissata a 42: al partito guidato nel Land dal trentacinquenne Ulrich Siegmund mancano dunque appena tre deputati per poter governare da solo. La CDU ottiene soltanto 15 seggi, mentre SPD, Verdi e Die Linke ne conquistano otto ciascuno; cinque vanno alla BSW di Sahra Wagenknecht. La FDP, con il 2,6%, resta fuori dal Parlamento regionale.
Un risultato storico
Per l’AfD si tratta del risultato più importante della sua storia in un’elezione regionale. Il partito è riuscito inoltre a diventare la prima forza politica in tutti i 218 comuni della Sassonia-Anhalt, un dato che testimonia come il consenso non sia più circoscritto a singole aree o categorie sociali.
Anche l’affluenza racconta qualcosa della profondità dello sconvolgimento politico: ha votato circa il 77,8% degli aventi diritto, contro poco più del 60% del 2021. Non si è trattato dunque di una vittoria favorita dall’astensionismo, ma di una mobilitazione elettorale eccezionalmente elevata.
Siegmund, volto giovane e mediaticamente efficace dell’AfD orientale, è riuscito a intercettare soprattutto una parte dell’elettorato giovane, maschile e operaio, trasformando il malcontento economico e sociale in consenso politico. Inflazione, costo dell’energia, immigrazione, difficoltà dell’industria tedesca e distanza percepita tra Berlino e i Länder orientali sono stati alcuni dei temi centrali della campagna. Reuters rileva che ben l’87% degli elettori della Sassonia-Anhalt si dichiara insoddisfatto dell’azione del governo federale.
Il crollo della CDU e lo choc di Friedrich Merz
Ma se a Magdeburgo si festeggia nel quartier generale dell’AfD, a Berlino il risultato ha aperto una crisi politica di dimensioni nazionali.
Il cancelliere Friedrich Merz non ha cercato di minimizzare la sconfitta. All’interno della CDU ha parlato di un sistema politico sottoposto a un profondo sconvolgimento e di un partito «scosso nelle fondamenta». Alla domanda sulla possibilità di lasciare la guida del governo, tuttavia, ha risposto con fermezza che arrendersi non è un’opzione.
La leader nazionale dell’AfD Alice Weidel ha invece chiesto apertamente le dimissioni del cancelliere, sostenendo che la debacle della CDU in Sassonia-Anhalt rifletta una perdita di fiducia molto più ampia nei confronti del governo federale.
Merz ha comunque ribadito che non ci sarà alcuna alleanza tra CDU e AfD, confermando la tradizionale Brandmauer, il “muro tagliafuoco” costruito dai partiti democratici tedeschi per impedire accordi di governo con l’estrema destra.
Ma chi governerà la Sassonia-Anhalt?
È questa, adesso, la domanda decisiva.
L’AfD ha vinto nettamente le elezioni ma non possiede, da sola, i numeri necessari per eleggere un governo. Con 39 deputati, gliene servono almeno altri tre.
La situazione potrebbe trasformare la BSW – Bündnis Sahra Wagenknecht, entrata nel Landtag con il 5,3% e cinque seggi, nell’ago della bilancia. Pur provenendo da una tradizione politica completamente differente, BSW e AfD condividono alcune posizioni, in particolare la critica all’immigrazione, l’opposizione all’invio di aiuti militari all’Ucraina e la richiesta di ricostruire rapporti economici e politici con Mosca. Esponenti della BSW regionale hanno lasciato aperta la possibilità di dialogare anche con l’AfD.
Il governatore uscente della CDU Sven Schulze, prendendo atto della disfatta, ha riconosciuto che il suo partito non dispone più di un mandato politico per guidare il Land e che spetta alla forza vincitrice tentare di formare un governo.
È proprio qui che potrebbe incrinarsi il tradizionale isolamento dell’AfD. Se il partito riuscisse a trovare una maggioranza, la Sassonia-Anhalt potrebbe aprire una fase completamente nuova nella storia politica della Germania del dopoguerra.
Perché l’AfD cresce nell’Est
Per comprendere il voto occorre guardare anche alla particolare storia della Germania orientale.
A oltre trentacinque anni dalla riunificazione rimangono differenze economiche, salariali e demografiche tra Est e Ovest. In diversi territori dell’ex DDR persiste la percezione di essere rimasti ai margini dei grandi processi decisionali di Berlino.
A questo si aggiunge il rapporto particolare con la Russia. In una parte della popolazione dell’ex Germania Est Mosca continua a essere percepita in maniera diversa rispetto all’Occidente. L’AfD ha sfruttato questo sentimento proponendo la fine degli aiuti militari all’Ucraina e il ritorno a rapporti economici più stretti con la Russia.
Il programma dell’AfD insiste inoltre sulla drastica riduzione dell’immigrazione, su politiche più restrittive alle frontiere e su una posizione fortemente critica nei confronti dell’attuale indirizzo dell’Unione europea. Il partito resta però estremamente controverso ed è stato classificato dagli organismi tedeschi di sicurezza come formazione estremista di destra, una valutazione che continua ad alimentare il durissimo confronto politico attorno alla sua crescita.
Da Magdeburgo un avvertimento per Berlino e per l’Europa
Il significato del voto supera quindi ampiamente i confini di un Land con poco più di due milioni di abitanti.
La Sassonia-Anhalt rischia di diventare il laboratorio politico della Germania dei prossimi anni. L’AfD non è più soltanto una forza di protesta: con quasi il 44% dei voti rivendica apertamente il diritto di governare e considera il risultato un passaggio verso un obiettivo molto più ambizioso, quello delle elezioni federali del 2029.
Per Friedrich Merz il problema è altrettanto evidente. La crisi della CDU in Sassonia-Anhalt arriva mentre la Germania affronta costi energetici ancora elevati, trasformazione dell’industria, aumento della spesa militare e difficili riforme economiche e sociali. In questo contesto l’AfD è riuscita a trasformare l’insoddisfazione in un voto di massa.
Il 43,8% ottenuto dall’AfD non può dunque essere archiviato come una semplice anomalia regionale. È il segnale di una trasformazione profonda del sistema politico tedesco e della progressiva erosione dei grandi partiti popolari che hanno governato la Repubblica federale per decenni.
Da Magdeburgo arriva così un messaggio che attraversa Berlino e raggiunge Bruxelles: una parte consistente dell’elettorato tedesco, soprattutto nell’Est, non chiede più soltanto di cambiare governo. Chiede di cambiare radicalmente direzione.
Ed è proprio questa la domanda che, dopo il voto della Sassonia-Anhalt, accompagnerà la Germania nei prossimi mesi: il “muro” costruito attorno all’AfD riuscirà ancora a reggere quando un partito finora escluso dalle alleanze arriva a sfiorare da solo la maggioranza assoluta?
