Sicilia, la protesta degli agricoltori si allarga: domani trattori in piazza e sindaci al fianco dei manifestanti
Venerdì 16 ottobre appuntamento alle ore 10 a Sferro, nella Piana di Catania. Il caro gasolio e l’aumento dei costi di produzione alimentano una mobilitazione che coinvolge agricoltori, allevatori e autotrasportatori. Annunciato anche il fermo dei camion dal 16 al 20 ottobre. Cresce la richiesta di interventi immediati da parte della Regione e del Governo nazionale.
PALERMO, 15 ottobre 2026 – La protesta del mondo agricolo siciliano entra in una fase particolarmente delicata e si prepara a una nuova giornata di mobilitazione. Domani, venerdì 16 ottobre, alle ore 10, a Sferro, nella Piana di Catania, è previsto un appuntamento che vedrà gli agricoltori chiamare a raccolta anche i rappresentanti delle amministrazioni comunali del territorio. Una manifestazione che nasce dall’esasperazione di numerosi produttori, alle prese con l’aumento dei costi del carburante, delle materie prime e dell’energia, mentre i margini economici delle imprese agricole continuano a essere sottoposti a una pressione crescente. Da diversi giorni decine di trattori e mezzi agricoli presidiano la Strada Statale 192, nel territorio compreso tra Paternò, Ramacca e Castel di Iudica. La mobilitazione, sorta spontaneamente tra gli agricoltori del Calatino e della Piana di Catania, è stata annunciata a oltranza, con l’obiettivo di ottenere risposte concrete dalle istituzioni regionali e nazionali. Tra le principali richieste figurano l’apertura immediata di un tavolo regionale di crisi, interventi per contenere il prezzo del gasolio agricolo, ristori economici e misure strutturali a sostegno dell’intera filiera agroalimentare. A sostenere pubblicamente le ragioni dei manifestanti è intervenuto il sindaco di Castel di Iudica, Ruggero Strano, che ha rivolto un invito ufficiale ai primi cittadini del comprensorio affinché partecipino all’appuntamento di domani. La convocazione è stata indirizzata, tra gli altri, ai rappresentanti delle amministrazioni di Raddusa, Ramacca, Paternò, Mineo, Palagonia, Belpasso, Catenanuova e Scordia. L’obiettivo è trasformare la protesta degli operatori agricoli in un’occasione di confronto che coinvolga l’intero territorio e le sue istituzioni. Il primo cittadino ha sottolineato come le difficoltà degli agricoltori non riguardino soltanto una singola categoria produttiva, ma investano il futuro economico e sociale delle comunità locali. «Se si spegne l’agricoltura, si spegne la Sicilia», ha dichiarato Strano, richiamando Regione e Governo nazionale alla necessità di interventi concreti. La mobilitazione, del resto, non è circoscritta alla Piana di Catania. Nei giorni scorsi i trattori sono tornati a manifestare anche lungo la Palermo-Agrigento, nella zona di Bolognetta, mentre altri presìdi hanno interessato gli impianti petroliferi e le aree industriali di Priolo, Augusta e Gela. In questi territori gli imprenditori agricoli hanno denunciato il peso crescente dei carburanti sui costi di lavorazione dei terreni, irrigazione, raccolta e trasporto dei prodotti. La questione assume una rilevanza ancora maggiore se si considera la particolare struttura dell’economia siciliana, caratterizzata da un’agricoltura diffusa, da numerose piccole e medie aziende e da una filiera commerciale che deve confrontarsi anche con gli svantaggi logistici dell’insularità. Alle difficoltà del comparto agricolo si aggiungono quelle dell’autotrasporto, settore indispensabile per la movimentazione delle produzioni siciliane verso i mercati nazionali ed europei. Il Comitato autotrasportatori siciliani, coordinato da Salvatore Bella, ha confermato il fermo dei servizi di trasporto dalle ore 00.01 del 16 ottobre fino alla mezzanotte del 20 ottobre. Secondo quanto comunicato dagli organizzatori, i mezzi resteranno nei piazzali e non saranno movimentati i semirimorchi nei porti siciliani, senza prevedere blocchi stradali organizzati dal Comitato. La protesta nasce dall’aumento del prezzo del gasolio per autotrazione e dai ritardi denunciati nell’erogazione delle risorse del Sea Modal Shift, il meccanismo di sostegno al trasferimento delle merci dalla strada al trasporto marittimo. Sul fronte dell’autotrasporto, tuttavia, emergono posizioni differenti. Confindustria Catania, dopo avere inizialmente comunicato un fermo regionale dal 16 al 22 ottobre, ha successivamente annunciato la propria non adesione, dichiarando di voler privilegiare il confronto istituzionale e la ricerca di soluzioni negoziate. Resta invece confermata la mobilitazione promossa dal Comitato autotrasportatori siciliani. Un’ulteriore manifestazione è annunciata per domani anche a Caltagirone, dove agricoltori, allevatori, autotrasportatori, artigiani, commercianti e operatori di altri settori produttivi intendono richiamare l’attenzione sull’aumento dei costi energetici e sulle difficoltà economiche delle imprese. La protesta assume così un carattere più ampio, coinvolgendo attività differenti ma accomunate dalla preoccupazione per la sostenibilità dei costi di esercizio. Sullo sfondo rimane il problema del rapporto tra costi di produzione e prezzi riconosciuti agli agricoltori. Le organizzazioni che partecipano alle mobilitazioni denunciano infatti una progressiva riduzione della redditività, aggravata, secondo i manifestanti, dalla difficoltà di ottenere remunerazioni adeguate lungo la filiera commerciale. Una condizione che rischia di scoraggiare gli investimenti, compromettere la continuità delle aziende meno strutturate e accentuare il progressivo abbandono delle campagne. Il possibile rallentamento dei trasporti nei prossimi giorni potrebbe inoltre produrre ripercussioni sulla distribuzione delle merci e sui rifornimenti, la cui effettiva entità dipenderà dall’adesione al fermo e dalla durata della protesta. La giornata di domani rappresenterà dunque un passaggio importante per comprendere quale direzione potrà assumere la mobilitazione e se il coinvolgimento delle amministrazioni locali riuscirà a favorire un confronto con le istituzioni competenti. Per la Sicilia agricola la questione va oltre l’emergenza del carburante: riguarda la possibilità di conservare un tessuto produttivo che costituisce una componente fondamentale dell’economia, dell’occupazione e dell’identità dei territori rurali. L’attenzione sarà concentrata sul presidio di Sferro e sulle iniziative delle altre categorie, mentre cresce l’attesa per eventuali risposte da Palermo e da Roma. La sfida sarà trasformare le rivendicazioni della protesta in interventi verificabili, capaci di sostenere le imprese nell’immediato e di affrontare le difficoltà strutturali che da anni condizionano la competitività dell’agricoltura siciliana.
