Sicilia, revocati i blocchi dei Tir: riparte il trasporto delle merci, ma la protesta lascia aperte molte questioni
Dopo giorni di paralisi e difficoltà negli approvvigionamenti, arriva l’accordo in Prefettura a Catania. Anche l’AIAS sospende la mobilitazione. Il Governo annuncia nuovi interventi contro il caro carburanti, mentre resta alta l’attenzione in vista del confronto del 27 ottobre.
PALERMO, 22 ottobre 2026 – Si avvia verso la normalizzazione la situazione dei trasporti in Sicilia dopo cinque giorni di proteste, blocchi stradali e pesanti ripercussioni sulla distribuzione delle merci. Nella tarda serata di mercoledì 21 ottobre è arrivata la decisione di revocare definitivamente i presidi dei mezzi pesanti, al termine di un incontro presso la Prefettura di Catania.
A determinare la svolta è stata la decisione dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (AIAS), presieduta da Giuseppe Richichi, che aveva mantenuto attivi i blocchi nonostante la precedente sospensione dello sciopero annunciata dal Comitato Trasportatori Siciliani (CTS).
L’incontro, presieduto dal prefetto Pietro Signoriello, ha consentito di raggiungere un’intesa sulla partecipazione dell’AIAS ai prossimi tavoli nazionali dedicati alla crisi dell’autotrasporto.
La protesta, esplosa a causa dell’aumento dei prezzi del gasolio e dei costi dei collegamenti marittimi, aveva progressivamente paralizzato alcuni snodi strategici dell’Isola, dal porto di Palermo al casello autostradale di San Gregorio, fino all’area di Tremestieri, nel Messinese.
Le conseguenze si sono fatte sentire soprattutto nella grande distribuzione, dove diversi supermercati hanno registrato difficoltà nel rifornimento di prodotti alimentari, ortofrutta, latticini e generi deperibili. Una situazione che ha coinvolto anche numerose imprese commerciali e produttive, già alle prese con l’aumento dei costi energetici e logistici.
Il confronto con il Governo e le risorse annunciate
Un primo passo verso la soluzione della vertenza era arrivato martedì 20 ottobre, quando il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, aveva incontrato a Milano le rappresentanze del settore, annunciando lo sblocco di un primo pacchetto di risorse pari a circa 480 milioni di euro, nell’ambito di interventi complessivi destinati a superare il miliardo.
Il Comitato Trasportatori Siciliani aveva quindi disposto la revoca del fermo, mantenendo tuttavia lo stato di agitazione fino alla definizione delle questioni ancora irrisolte.
Tra le principali rivendicazioni rimangono il sostegno alle imprese per il costo del gasolio, il prolungamento delle agevolazioni fiscali e gli interventi per ridurre il peso economico dell’attraversamento dello Stretto di Messina.
La Sicilia riparte, ma l’emergenza non è conclusa
Con la rimozione dei presidi si apre ora la fase della ripresa delle attività logistiche. Il ritorno alla piena regolarità dei rifornimenti potrebbe tuttavia richiedere ancora tempo, considerati i ritardi accumulati durante i giorni di fermo.
La sospensione siciliana, inoltre, non coincide con la conclusione della mobilitazione nel resto del Mezzogiorno, dove altre rappresentanze dell’autotrasporto hanno annunciato il proseguimento delle iniziative di protesta.
Il prossimo appuntamento è fissato per il 27 ottobre, quando Governo e associazioni torneranno a confrontarsi sulle misure necessarie per sostenere un comparto essenziale per l’economia del Paese.
La vicenda ha evidenziato, ancora una volta, la particolare vulnerabilità del sistema economico siciliano, fortemente dipendente dal trasporto su gomma e dai collegamenti marittimi per la movimentazione delle merci.
La fine dei blocchi rappresenta certamente una notizia positiva per cittadini, commercianti e imprese. Resta però aperta una questione fondamentale: garantire condizioni economiche sostenibili agli autotrasportatori senza esporre nuovamente la Sicilia al rischio di una paralisi dei rifornimenti.
Perché la ripresa della circolazione dei Tir restituisce respiro all’economia dell’Isola, ma soltanto risposte strutturali potranno evitare che le stesse difficoltà si ripresentino nei prossimi mesi.
