Sicilia in fiamme, l’ARS stanzia 45 milioni: ora si indaghi sulle cause e sulle responsabilità
Quindici milioni alla Protezione civile e dieci alle imprese agricole colpite dai roghi. Via libera anche alla commissione parlamentare speciale sugli incendi: sotto esame prevenzione, mezzi, personale e funzionamento della macchina regionale
PALERMO – La Sicilia torna a fare i conti con una delle emergenze che, ormai con drammatica puntualità, accompagnano le estati dell’Isola. Ettari di territorio divorati dalle fiamme, campagne minacciate, aziende agricole danneggiate e un patrimonio ambientale che rischia di essere compromesso in poche ore. Ma questa volta, accanto alla gestione dell’emergenza, la politica regionale prova ad aprire anche il capitolo delle responsabilità e della prevenzione.
L’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato una manovra da 45 milioni di euro, all’interno della quale sono previsti 15 milioni destinati agli interventi della Protezione civile e 10 milioni a sostegno delle imprese agricole colpite dagli incendi.
Risorse importanti, soprattutto per un comparto agricolo che negli ultimi anni ha dovuto affrontare siccità, aumento dei costi di produzione, difficoltà di mercato e progressivo abbandono delle aree interne. Gli incendi rischiano di rappresentare l’ennesimo colpo per aziende che, oltre a produrre reddito, svolgono una funzione fondamentale di presidio del territorio.
Ma il passaggio politicamente più significativo è rappresentato dall’istituzione di una commissione parlamentare speciale d’indagine sugli incendi. Un organismo chiamato a verificare il sistema di prevenzione, la disponibilità e l’efficienza dei mezzi, la consistenza del personale e, più complessivamente, il funzionamento delle strutture regionali coinvolte nella lotta agli incendi.
È un passaggio che può segnare un cambio di prospettiva. Perché non basta più chiedersi quanti mezzi siano intervenuti quando le fiamme sono già divampate. Occorre capire cosa sia stato fatto nei mesi precedenti per impedire che un incendio si trasformasse in un disastro.
La Sicilia possiede un territorio vastissimo fatto di boschi, pascoli, uliveti, seminativi e aree interne sempre più spopolate. Dove scompaiono agricoltori e allevatori, spesso viene meno anche quella manutenzione quotidiana che per generazioni ha contribuito a mantenere pulite campagne, sentieri, terreni e fasce di confine.
Per questo la questione degli incendi non può essere affrontata esclusivamente come un problema estivo di Protezione civile. È anche una questione di politica agricola, forestale e territoriale.
Bisogna allora porre una domanda semplice: quanto costa alla collettività intervenire ogni anno sull’emergenza e quanto costerebbe, invece, investire stabilmente nella prevenzione e nella presenza dell’uomo nelle campagne?
Sostenere chi coltiva, alleva e mantiene produttivi i territori più fragili significa anche creare una rete diffusa di tutela ambientale. Un terreno curato, un pascolo utilizzato, una strada poderale mantenuta accessibile o una fascia tagliafuoco realizzata nei tempi opportuni possono diventare elementi decisivi quando arriva la stagione più calda.
Naturalmente resta il problema degli incendi dolosi, sul quale è necessario che magistratura e forze dell’ordine continuino a intervenire con determinazione. Ma proprio per questo occorre conoscere fino in fondo anche le vulnerabilità del sistema: dove manca la prevenzione, quali territori risultano maggiormente esposti, quali risorse vengono impiegate e con quali risultati.
La commissione speciale dell’ARS avrà dunque una responsabilità che va ben oltre l’accertamento delle inefficienze. Dovrà contribuire a individuare un modello diverso, capace di trasformare la lotta agli incendi da eterna emergenza estiva a politica permanente di tutela del territorio.
I 45 milioni stanziati rappresentano una risposta necessaria. Ma le risorse, da sole, non possono essere considerate la soluzione.
La Sicilia ha bisogno di prevenzione programmata, campagne vive, agricoltori e allevatori messi nelle condizioni di continuare a lavorare, strutture efficienti e controlli rigorosi sull’impiego delle risorse pubbliche.
Perché dopo ogni incendio si possono contare gli ettari bruciati e quantificare i danni. Molto più difficile è restituire a un territorio ciò che il fuoco, in poche ore, ha cancellato.
Ed è proprio per questo che la vera battaglia contro gli incendi deve cominciare molto prima delle fiamme.
