Fallisce la riforma dei consorzi di bonifica voluta dal Governo Schifani
L’opposizione e almeno 10 franchi tiratori del centrodestra hanno approvato col voto segreto un emendamento che cancella l’articolo cardine della legge che avrebbe fatto nascere i nuovi enti
Il governo è andato Ko in aula. E così è naufragata dopo appena un’ora di navigazione all’Ars la riforma dei consorzi di bonifica. L’opposizione e i franchi tiratori del centrodestra hanno approvato col voto segreto un emendamento che cancella l’articolo cardine della legge, il numero 3: si tratta della norma che avrebbe regolato la liquidazione dei vecchi 11 consorzi di bonifica e avviato la nascita dei nuovi 4. Sono stati i 5 Stelle a chiedere il voto segreto. Ed è certo il sostegno avuto dal Pd. Ma i due partiti dell’opposizione potevano contare oggi su 21 deputati.
Quindi ci sono almeno 10 franchi tiratori fra i partiti della maggioranza. In più alcuni deputati del centrodestra, pur presenti in aula, non hanno votato. Alla sua maggioranza Renato Schifani aveva chiesto un atto di responsabilità per salvare una legge invocata dai sindacati e dalle organizzazioni di categoria per migliorare la distribuzione idrica nella campagne e stabilizzare centinaia di precari. Schifani non era in aula al momento del voto. C’erano invece sia il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno che l’assessore al Turismo Elvira Amata, al centro dell’inchiesta sulla presunta corruzione nell’uso dei finanziamenti pubblici destinati a eventi e spettacoli. La riforma dei consorzi di bonifica esce quindi dall’agenda di Ars e governo. Ma a questo punto è in bilico anche la manovra da 345 milioni che Schifani voleva portare in aula la prossima settimana.
