Sicilia, governo regionale sull’orlo della crisi: Schifani valuta le dimissioni
Lo scontro dentro Forza Italia sulla ricandidatura del presidente e il caso Armao scuotono Palazzo d’Orléans. Convocata per domani la Giunta regionale: sul tavolo i “provvedimenti più urgenti”. Si tenta una ricomposizione con Tajani e Minardo
PALERMO – Ore decisive per il futuro del governo della Regione Siciliana. Il presidente Renato Schifani ha convocato per domani, 8 ottobre, la Giunta regionale a Palazzo d’Orléans e sul tavolo resta l’ipotesi delle dimissioni, che aprirebbe uno scenario politico e istituzionale completamente nuovo per l’Isola.
All’ordine del giorno della riunione figurano i “provvedimenti più urgenti”, ma l’attenzione politica è concentrata soprattutto sulle decisioni che il governatore potrebbe comunicare ai suoi assessori. Secondo quanto riferito dall’ANSA, Schifani potrebbe infatti rendere nota proprio in quella sede la propria scelta sul futuro della legislatura.
La frattura dentro Forza Italia
La crisi è esplosa dopo le dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, che ha indicato per la Sicilia la necessità di “una proposta politica completamente nuova”.
Parole che hanno immediatamente assunto un significato politico molto più ampio: al centro della discussione c’è infatti la ricandidatura di Schifani alla presidenza della Regione nelle elezioni previste nel 2027.
Il governatore ha reagito pubblicamente annunciando di avere preso atto delle dichiarazioni di Minardo e di stare valutando, “con senso di responsabilità”, le decisioni da assumere. Nelle stesse ore si è registrato anche un confronto telefonico particolarmente teso con il leader nazionale di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani.
Si lavora adesso a un possibile chiarimento politico tra Tajani, Schifani e Minardo, nel tentativo di ricomporre una frattura che rischia di provocare la conclusione anticipata della legislatura.
Il caso Armao e l’accelerazione della crisi
A rendere ancora più delicato il quadro è intervenuta la vicenda giudiziaria riguardante Gaetano Armao, già vicepresidente della Regione e, fino alla notizia dell’inchiesta, consigliere giuridico di Schifani.
La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto di Armao nell’ambito di un’indagine per corruzione relativa alla sua precedente attività alla guida della Commissione tecnica specialistica regionale, organismo competente anche sulle autorizzazioni ambientali per impianti eolici e fotovoltaici. Armao si è dimesso dall’incarico di consigliere giuridico del presidente. Le contestazioni sono nella fase delle indagini e resta naturalmente fermo il principio della presunzione di non colpevolezza.
La vicenda ha aumentato la pressione politica sulla maggioranza. La Commissione regionale Antimafia ha inoltre annunciato l’avvio di un’indagine conoscitiva sui recenti episodi di presunta corruzione emersi nell’ambito dell’amministrazione regionale, prevedendo tra le prime audizioni quella dello stesso presidente Schifani.
Non soltanto un caso giudiziario
Ridurre tuttavia la crisi della Regione Siciliana esclusivamente alla vicenda Armao sarebbe semplicistico.
Il caso giudiziario appare piuttosto come l’elemento che ha accelerato una questione eminentemente politica: il futuro della coalizione di centrodestra, il rapporto tra Palazzo d’Orléans e i vertici nazionali di Forza Italia e, soprattutto, la scelta del candidato alla presidenza della Regione per il 2027.
La domanda che attraversa in queste ore la maggioranza è dunque se Schifani disponga ancora del sostegno politico necessario non soltanto per completare la legislatura, ma anche per puntare a un secondo mandato.
Cosa accadrebbe con le dimissioni
Le conseguenze di un eventuale passo indietro del presidente sarebbero rilevanti. Secondo la ricostruzione dell’ANSA, la prima finestra utile per un ritorno anticipato alle urne potrebbe essere quella del 13 dicembre 2026.
Fino alle elezioni il governo regionale sarebbe chiamato essenzialmente all’ordinaria amministrazione. Tra le conseguenze più delicate vi sarebbe il rischio di non arrivare alla normale approvazione della legge di stabilità entro la fine dell’anno, con la prospettiva dell’esercizio provvisorio e di una conseguente compressione della capacità di spesa regionale.
Si tratta dunque di una crisi che va ben oltre gli equilibri interni a Forza Italia: un’eventuale interruzione anticipata della legislatura avrebbe effetti immediati sull’attività amministrativa e finanziaria della Regione.
Domani il passaggio decisivo
Tutto ruota adesso attorno alle prossime ore.
Da una parte si tenta di ricucire lo strappo attraverso un confronto ai massimi livelli di Forza Italia; dall’altra Schifani mantiene aperta la possibilità di interrompere anticipatamente la propria esperienza alla guida della Regione.
La convocazione della Giunta di domani assume pertanto un peso politico particolare.
La Sicilia si trova davanti a un bivio: ricomporre la maggioranza e proseguire la legislatura fino alla sua naturale conclusione oppure aprire una crisi istituzionale che potrebbe riportare anticipatamente i siciliani alle urne.
