Corruzione in Sicilia, rinviata a giudizio l’assessora Elvira Amata: dalle prime indagini alla data del processo
Dal presunto favore per l’assunzione del nipote al finanziamento pubblico per un evento: ricostruzione completa della vicenda che porterà l’assessora regionale davanti al tribunale il 7 settembre 2026.
La vicenda giudiziaria che coinvolge l’assessora regionale al Turismo della Sicilia Elvira Amata affonda le sue radici in un’inchiesta più ampia avviata negli anni scorsi su finanziamenti pubblici destinati a eventi culturali e promozionali sostenuti dalla Regione Siciliana. In quel contesto investigativo, gli inquirenti hanno iniziato ad analizzare rapporti tra esponenti politici e imprenditori beneficiari di contributi pubblici, concentrandosi in particolare su alcune manifestazioni organizzate tra il 2023 e il 2024.
Il punto centrale dell’indagine riguarda una manifestazione legata all’imprenditrice Marcella Cannariato, per la quale sarebbe stato concesso un finanziamento pubblico di circa 30 mila euro. Secondo l’ipotesi accusatoria, tale contributo sarebbe stato concesso in cambio di un favore personale ricevuto dall’assessora. In particolare, l’imprenditrice avrebbe assunto il nipote di Amata e sostenuto anche alcune spese di alloggio a suo favore, in un periodo compreso tra il settembre 2023 e il marzo 2024.
Per la Procura, questo rapporto costituirebbe un vero e proprio patto corruttivo: l’assunzione e il sostegno economico al parente dell’assessora sarebbero stati la contropartita per l’erogazione del finanziamento pubblico. È proprio su questo presunto scambio di utilità che si fonda l’accusa di corruzione formulata nei confronti dell’esponente politica.
L’assessora ha fornito una versione differente dei fatti, sostenendo che la richiesta di aiuto per il nipote fosse legata a una situazione familiare difficile, dovuta alla perdita della madre del ragazzo, e che quindi l’intervento dell’imprenditrice avrebbe avuto carattere umanitario e non politico. Secondo la difesa, non vi sarebbe stato alcun accordo illecito né alcun collegamento diretto tra l’assunzione del giovane e il finanziamento regionale.
Nel corso del 2025 l’indagine è diventata pubblica e l’assessora è stata formalmente iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione. Successivamente la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio sia per Amata sia per l’imprenditrice Cannariato. Durante la fase preliminare del procedimento, le due posizioni hanno preso strade diverse dal punto di vista processuale.
L’imprenditrice ha scelto il rito abbreviato, una procedura che consente di ottenere uno sconto di pena in caso di condanna ma comporta la rinuncia al dibattimento ordinario. Questa scelta ha portato, nell’aprile 2026, a una condanna in primo grado a due anni e sei mesi di reclusione, una decisione che non è ancora definitiva e che potrà essere oggetto di impugnazione.
Diversa la posizione dell’assessora Amata, che ha optato per il rito ordinario. Il giudice dell’udienza preliminare ha quindi disposto il rinvio a giudizio nei suoi confronti, ritenendo che vi siano elementi sufficienti per procedere con un processo vero e proprio. Il dibattimento inizierà il 7 settembre 2026 e sarà in quella sede che verranno esaminati testimoni, documenti e prove per stabilire l’eventuale responsabilità penale.
Il cuore della vicenda resta la natura del rapporto tra l’assessora e l’imprenditrice: se l’assunzione del nipote sarà ritenuta un gesto di solidarietà personale privo di collegamenti con l’attività amministrativa, l’accusa potrebbe cadere; se invece verrà dimostrato che tale favore era legato alla concessione del finanziamento pubblico, potrebbe configurarsi un caso di corruzione.
La vicenda ha assunto un rilievo particolare anche sul piano politico e istituzionale, poiché riguarda l’utilizzo di fondi pubblici destinati alla promozione turistica e culturale della Regione Siciliana. Proprio per questo motivo, il processo che prenderà avvio nel settembre 2026 sarà seguito con attenzione non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche da quello politico e amministrativo.
Fino alla conclusione del processo, l’assessora resta formalmente imputata ma non condannata, mentre la posizione dell’imprenditrice, già definita con rito abbreviato, rappresenta al momento l’unico esito giudiziario concreto della vicenda.
