Inchiesta

No al Mercosur, più risorse per la PAC: una scelta necessaria per l’agricoltura europea


L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur viene spesso presentato come un’opportunità economica e geopolitica. In realtà, per l’agricoltura europea – e in particolare per quella italiana – rappresenta un rischio concreto. Dire no al Mercosur e chiedere più risorse per la Politica Agricola Comune (PAC) non è una posizione ideologica, ma una scelta di tutela economica, ambientale e sociale.
Un accordo sbilanciato
L’intesa con i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) prevede una forte apertura del mercato europeo a prodotti agricoli come carne bovina, pollame, zucchero e soia. Questi beni sono spesso realizzati con standard ambientali, sanitari e sociali molto più bassi rispetto a quelli richiesti agli agricoltori europei. Il risultato è una concorrenza sleale: agli agricoltori UE si chiede di produrre di più, meglio e in modo sostenibile, mentre si importano prodotti che non rispettano le stesse regole.
Impatti su redditi e territori
L’agricoltura europea è già sotto pressione: aumento dei costi di produzione, cambiamenti climatici, volatilità dei mercati. L’ingresso massiccio di prodotti a basso costo dal Mercosur rischia di abbassare ulteriormente i prezzi, comprimendo i redditi agricoli e accelerando l’abbandono delle aree rurali. A farne le spese sarebbero soprattutto le piccole e medie aziende, che rappresentano l’ossatura del modello agricolo europeo.
Ambiente e coerenza delle politiche UE
C’è poi una questione di coerenza. L’Unione Europea promuove il Green Deal, la strategia “Farm to Fork” e obiettivi climatici ambiziosi. Tuttavia, l’accordo Mercosur favorisce filiere legate alla deforestazione, all’uso intensivo di pesticidi e a pratiche non sostenibili. Importare questi prodotti significa esternalizzare l’impatto ambientale, contraddicendo gli obiettivi dichiarati.
Più risorse per una PAC forte
In questo contesto, la PAC resta lo strumento fondamentale per garantire sicurezza alimentare, qualità dei prodotti e tenuta dei territori rurali. Eppure, negli ultimi anni le risorse destinate alla PAC sono state ridimensionate, mentre aumentano le richieste agli agricoltori. Serve un’inversione di rotta: più fondi, meglio distribuiti, per sostenere il reddito agricolo, la transizione ecologica e il ricambio generazionale.
Una scelta di sovranità alimentare
Dire no al Mercosur non significa chiudersi al commercio internazionale, ma difendere un modello agricolo basato su qualità, sostenibilità e diritti. Rafforzare la PAC significa investire nel futuro dell’Europa, garantendo cibo sicuro ai cittadini e dignità a chi lavora la terra.
In definitiva, no al Mercosur e più risorse per la PAC non è uno slogan vuoto: è una scelta politica che mette al centro agricoltori, ambiente e interesse pubblico europeo.

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