Economia

Conti pubblici, Giorgetti avverte: «Se perdiamo il controllo del debito, subiamo». Oggi il verdetto Istat


Il ministro dell’Economia difende la prudenza sui conti: il peso degli interessi sottrae risorse alla «spesa utile». Attesa per la revisione del deficit 2025, fermo finora al 3,1% del Pil. Un dato sotto il 3% potrebbe incidere sul percorso dell’Italia verso l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.


ROMA, 22 settembre 2026 – Tenere sotto controllo il debito pubblico non è soltanto una questione di disciplina contabile. Significa conservare la possibilità per lo Stato di decidere come utilizzare le proprie risorse, evitando che una quota crescente della spesa venga assorbita dagli interessi.
È questo il messaggio lanciato dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, alla vigilia della pubblicazione dei nuovi dati Istat sui conti pubblici italiani.
«Quando un Paese perde il controllo del debito non sceglie più, subisce», ha affermato il ministro, sostenendo che mantenere i conti in ordine abbia anche una dimensione redistributiva: maggiori interessi sul debito significano infatti minori risorse disponibili per altre politiche pubbliche.
Un debito superiore ai 3.000 miliardi
La dimensione del problema emerge dai numeri.
Secondo i dati Istat già disponibili, alla fine del 2025 il debito delle amministrazioni pubbliche ammontava a circa 3.096 miliardi di euro, equivalente al 137,1% del Pil. Nello stesso anno il deficit si era attestato al 3,1% del prodotto interno lordo, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024. Il saldo primario era invece positivo per lo 0,8% del Pil.
Il peso degli interessi rimane particolarmente rilevante: nel 2025 la relativa spesa è stata pari al 3,9% del Pil.
È proprio questo uno dei punti sui quali insiste Giorgetti. Un Paese fortemente indebitato è più esposto all’aumento del costo del denaro: se crescono gli interessi necessari per finanziare il debito, diminuisce lo spazio disponibile per investimenti, servizi, riduzione delle imposte e altre misure economiche e sociali.
Oggi il dato Istat decisivo
L’attenzione è ora concentrata sull’Istat.
Il dato comunicato nei mesi scorsi collocava il rapporto deficit/Pil del 2025 al 3,07%, arrotondato al 3,1%. La revisione dei conti nazionali prevista per oggi potrebbe quindi assumere un’importanza particolare: anche una variazione relativamente contenuta potrebbe portare il rapporto sotto la soglia del 3%.
Giorgetti nei giorni scorsi si è dichiarato «speranzoso» sulla possibilità che l’Italia possa avviarsi verso l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo, precisando però che i dati vengono elaborati dall’Istat in piena indipendenza e che le successive valutazioni spettano alle istituzioni europee.
La partita europea
L’Italia è sottoposta alla procedura per disavanzo eccessivo avviata nel 2024. Un deficit 2025 definitivamente certificato sotto il 3% costituirebbe quindi un passaggio importante, ma non comporterebbe automaticamente e immediatamente la conclusione della procedura: i dati dovranno essere recepiti da Eurostat e valutati nell’ambito delle regole europee.
La questione assume ancora maggiore rilevanza mentre il Governo prepara la Manovra 2027.
Ogni margine recuperato sui conti può infatti incidere sulle possibilità dell’esecutivo di finanziare interventi fiscali, misure per famiglie e imprese e politiche per fronteggiare il caro energia.
Crescita, debito e nuovi rischi internazionali
Il quadro presenta comunque segnali contrastanti.
Nel secondo trimestre del 2026 il Pil italiano è aumentato dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La crescita acquisita per l’intero 2026 è pari allo 0,8%. I consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi sono entrambi cresciuti dello 0,3% sul trimestre precedente.
A pesare sulle prospettive rimane però l’incertezza internazionale. Giorgetti ha recentemente richiamato l’attenzione sull’aumento del costo del debito e sui possibili effetti delle tensioni geopolitiche e dell’inflazione sui rendimenti dei titoli di Stato.
Il punto, dunque, non riguarda soltanto il rispetto di un parametro europeo.
Dietro la prudenza invocata dal ministro c’è una questione molto concreta: più denaro viene destinato agli interessi, meno ne rimane per la spesa pubblica produttiva e sociale.
Per questo il dato Istat atteso oggi avrà un valore che va oltre i decimali del rapporto deficit/Pil. Sarà un primo indicatore dello spazio con cui l’Italia potrà affrontare la prossima legge di Bilancio e, contemporaneamente, del percorso che il Paese dovrà seguire per ridurre gradualmente il peso di uno dei debiti pubblici più elevati d’Europa.

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