Cultura

VALDEMONE DOMUS FESTIVAL 2026. Si chiude a Casa Ciuppa un viaggio tra dimore, storia e cultura che ha unito cento chilometri di costa


Sei tappe, dimore storiche aperte all’incontro, quasi cinquanta pergamene, un pubblico partecipe e una nuova rete di relazioni.

A Sant’Agata di Militello la serata conclusiva di un progetto che, partito come itinerario culturale, si è trasformato in una vera comunità. Ora il percorso guarda avanti, da Milazzo a Cefalù, e alla realizzazione di un catalogo che ne conserverà la memoria.
Con una splendida giornata ottobrina, nella cornice di Casa Ciuppa a Sant’Agata di Militello, si è concluso il Valdemone Domus Festival 2026, itinerario culturale e aggregativo che, attraverso sei appuntamenti, ha percorso uno dei tratti più suggestivi e ricchi di storia della costa nord-orientale della Sicilia.


Non soltanto la conclusione di una rassegna, dunque, ma il momento nel quale guardarsi indietro e comprendere la dimensione raggiunta da un progetto nato quasi come una scommessa e capace, tappa dopo tappa, di raccogliere un crescente interesse, creare relazioni e mettere in comunicazione dimore, famiglie, studiosi, artisti e territori.
La serata conclusiva si è aperta con l’intervento riepilogativo di Vincenzo Merlo, che ha ripercorso idealmente le tappe del viaggio. Il padrone di casa, Gaetano Ciuppa, ha poi accompagnato gli ospiti nell’affascinante racconto dei viaggiatori in Sicilia, mentre Pippo Miraudo, direttore del Museo dell’Abito Storico di Mirto, ha concluso gli interventi aprendo una finestra su un patrimonio culturale e identitario che ha suscitato particolare curiosità tra i presenti.


A fare da fil rouge all’intera manifestazione sono state ancora una volta le pergamene, giunte ormai al significativo numero di 48 e, per l’occasione, allestite negli antichi magazzini della dimora.
Casa Ciuppa, immersa in un fondo agrario appartenente da circa due secoli alla famiglia, si è trasformata così in un elegante e raffinato palcoscenico, accogliendo circa cento ospiti, molti dei quali hanno seguito con continuità l’intero itinerario.
Un viaggio sviluppatosi attraverso Tusa, Reitano, Acquedolci, Sant’Agata di Militello, Capo d’Orlando e Scala di Patti, nel quale ogni tappa non è stata concepita come un evento isolato, ma come parte di un unico grande racconto.


Sei dimore, sei territori, un solo itinerario
Questo è stato, probabilmente, uno degli elementi che hanno determinato il successo del progetto.
Aprire una dimora ha significato, ogni volta, aprire simbolicamente anche il territorio che la circonda. Raccontare la storia della casa, della famiglia che l’ha abitata e custodita, ma contemporaneamente far conoscere siti archeologici, tradizioni, personaggi, arte, moda, musica, gastronomia e testimonianze storiche.


A Tusa, ad esempio, il percorso si è intrecciato con la storia dell’antica Alesa e con il patrimonio archeologico circostante. Nel corso delle diverse tappe studiosi e relatori hanno affrontato temi differenti: dai viaggiatori che nei secoli hanno raccontato la Sicilia ai monasteri basiliani, dall’archeologia alla moda e alla storia dell’abito, fino alle espressioni musicali e alle tradizioni gastronomiche.
Fin dalla prima serata, tenutasi al Castello di San Giorgio, la dottoressa Chiara Pirrotti aveva inoltre introdotto il tema dell’alimentazione e della cultura gastronomica, lasciando idealmente aperto un appuntamento con la conclusione del Festival.
Un appuntamento rispettato: al termine del cocktail-brunch della serata conclusiva sono state servite delle cassate provenienti da Palermo, offrendo l’occasione per raccontare la nascita, l’evoluzione e il significato di uno dei dolci più rappresentativi della tradizione siciliana.


Anche la musica ha accompagnato questo ultimo incontro: le note al pianoforte di Gaetano, unite ai vocalizzi armonici di Renato Miritello, hanno contribuito a creare quell’atmosfera raffinata e al tempo stesso familiare che ha caratterizzato l’intero percorso.
Un riconoscimento ai padroni delle dimore
La conclusione del Festival è stata anche il momento della gratitudine.
Ai sei padroni di casa, che hanno avuto la disponibilità e il coraggio di aprire le proprie dimore e accogliere l’itinerario, sono state consegnate delle coppe appositamente realizzate a mano e personalizzate con il luogo, la data e il nome della famiglia.
Un pensiero personale, nato dal desiderio di lasciare a ciascuno di loro un segno concreto di questa esperienza e, simbolicamente, di consegnare il testimone di un percorso costruito insieme.


Il risultato più importante: una comunità
Ma il vero bilancio del Valdemone Domus Festival non può essere espresso soltanto attraverso il numero degli appuntamenti o delle persone presenti.
Il risultato più importante è rappresentato dalle relazioni nate durante il percorso.
Persone provenienti da luoghi ed esperienze differenti hanno cominciato a conoscersi, frequentarsi, confrontarsi e immaginare nuove iniziative. Una comunità culturale che prima non esisteva in questa forma oggi è in relazione e continua a dialogare.
I circa cento chilometri di costa sui quali si è sviluppata questa prima esperienza stanno così idealmente allungandosi, con l’ambizione di costruire un itinerario sempre più ampio capace di collegare Milazzo a Cefalù.
Cultura senza condizionamenti
C’è poi un aspetto che merita di essere sottolineato.
L’intero progetto è stato realizzato grazie alla disponibilità, all’amicizia e all’impegno personale di quanti vi hanno partecipato, senza chiedere né ricevere finanziamenti o sponsorizzazioni.
È stata una scelta impegnativa, che ha richiesto energie e sacrifici, ma che ha permesso alla rassegna di procedere liberamente, concretamente e senza condizionamenti.
Ed è forse questa una delle dimostrazioni più significative lasciate dal Festival: si può fare rete, si può produrre cultura e si può valorizzare un territorio quando esistono idee, amicizia, disponibilità e persone disposte a crederci.
Il Festival continua: nasce il catalogo
La chiusura delle sei tappe, infatti, non rappresenta la fine del progetto.
Il patrimonio costruito durante il 2026 confluirà adesso in un catalogo del Valdemone Domus Festival, pensato non come semplice raccolta celebrativa, ma come testimonianza permanente dell’intero itinerario.
Per ciascuna delle sei tappe saranno raccontati la dimora e la famiglia che l’ha custodita, la storia della casa, ciò che è avvenuto durante la serata, i protagonisti, gli approfondimenti culturali e il territorio circostante. Le fotografie delle dimore e degli incontri accompagneranno il racconto, insieme ai luoghi, ai siti archeologici e alle testimonianze che meritano di essere conosciute e visitate.
Anche le 48 pergamene torneranno protagoniste in un nuovo allestimento.
Un primo importante appuntamento è già stato assunto: dopo il 7 aprile 2027, la dimora del barone Francesco Bonaccorsi sarà messa a disposizione per ospitare la presentazione del catalogo e riunire nuovamente la comunità nata attorno al Festival.
Sarà il momento per consegnare alla memoria ciò che è stato fatto, ma soprattutto per guardare a ciò che ancora potrà essere costruito.
Perché il Valdemone Domus Festival 2026 ha dimostrato che una rassegna può terminare senza che finisca il viaggio.
Le sei serate si sono concluse.
La rete che hanno creato, invece, ha appena cominciato il suo cammino.

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