CulturaQuirinale

Il presidente Mattarella a Torino per il centenario della morte di Gobetti

Il prossimo lunedì 16 febbraio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Torino per presenziare, alle 11 al Teatro Carignano, alla cerimonia per la ricorrenza del centenario della morte di Piero Gobetti. Lo comunica la Prefettura del capoluogo piemontese.
    In occasione del centenario della sua morte per un intero anno Torino ricorderà la figura di Gobetti, un anniversario per cui è nato anche un Comitato nazionale per le celebrazioni, presieduto da Gustavo Zagrebelsky.

Sarà proprio il costituzionalista a tenere la lectio magistralis all’evento di inaugurazione, il 16 febbraio. Celebrazioni che varcheranno anche i confini nazionali, il 19 febbraio, con una cerimonia al cimitero Père Lachaise di Parigi seguita da un incontro alla Maison de l’Italie su “La libertà dell’esilio”
Piero Gobetti rappresenta una delle figure più lucide e radicali del pensiero politico italiano del Novecento. Intellettuale precoce, giornalista e filosofo, Gobetti visse solo venticinque anni (1901–1926), ma riuscì a lasciare un’impronta profonda nel dibattito culturale e politico del suo tempo. Il suo pensiero si sviluppa come una critica severa alla storia italiana e come una proposta etica fondata sulla libertà, sulla responsabilità individuale e sul rifiuto di ogni compromesso con l’autoritarismo.
Al centro della riflessione gobettiana vi è una concezione originale del liberalismo, inteso non come dottrina moderata o difesa passiva delle libertà formali, ma come una vera e propria rivoluzione permanente. Per Gobetti, essere liberali significa accettare il conflitto come elemento costitutivo della vita politica: la libertà non è mai acquisita una volta per tutte, ma nasce dalla lotta, dal confronto e dalla capacità dei cittadini di assumersi responsabilità. In questa prospettiva, il liberalismo è prima di tutto una scelta morale, prima ancora che un sistema istituzionale.
Questa visione lo conduce a una critica radicale del fascismo. Gobetti definisce il fascismo come “l’autobiografia della nazione”, sostenendo che esso non sia un semplice accidente storico o il risultato dell’azione di Mussolini, ma l’espressione dei limiti strutturali della società italiana. Secondo Gobetti, l’Italia non ha mai vissuto una vera rivoluzione liberale: ha preferito il compromesso, il trasformismo e il paternalismo dello Stato alla partecipazione attiva e responsabile dei cittadini. Il fascismo, quindi, appare come la conseguenza di una lunga tradizione di passività politica e di rinuncia alla libertà.
Coerentemente con questa analisi, Gobetti rifiuta ogni forma di conformismo e compromesso. Critica il liberalismo conservatore, incapace di rinnovarsi, così come il socialismo burocratico e riformista, giudicato privo di autentico slancio rivoluzionario. Per Gobetti, il progresso non nasce dall’adattamento opportunistico, ma dall’azione di minoranze consapevoli, disposte anche all’isolamento pur di difendere i propri principi. La politica, in questa prospettiva, non è gestione del potere, ma educazione civile e formazione del carattere.
Un ruolo centrale nel suo pensiero è svolto dall’idea di educazione. Gobetti non crede nella guida passiva delle masse, ma nella funzione di un’élite morale e intellettuale, fondata sul merito e sul rigore, capace di orientare la società attraverso l’esempio e non attraverso la propaganda. Si tratta di un’élite aperta, non aristocratica, che nasce dall’impegno e dalla responsabilità personale.
Infine, Gobetti guarda con interesse all’Europa, in particolare alla tradizione liberale inglese, che considera un modello di maturità politica. L’Italia, secondo lui, deve superare il proprio provincialismo e inserirsi pienamente nella modernità europea, costruendo una cultura politica fondata sull’autonomia dei cittadini e sul rispetto delle istituzioni.
In conclusione, il pensiero di Piero Gobetti si configura come una riflessione esigente e ancora attuale: un liberalismo combattivo, un antifascismo morale prima che ideologico e una visione della politica come responsabilità etica. La sua lezione continua a interrogare l’Italia sul significato autentico della libertà e sulla necessità di una cittadinanza attiva e consapevole.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *