Grande manifestazione per la sanità convenzionata a Palermo
Circa 2.000 professionisti in piazza a difesa del diritto alla cura
Oggi, mercoledì 26 novembre 2025, si è tenuta a Palermo una vasta manifestazione in piazza Indipendenza che ha visto la partecipazione di oltre 2.000 professionisti appartenenti a branche accreditate della sanità convenzionata da tutta la Sicilia. Si tratta di medici, tecnici, operatori, titolari di laboratori e ambulatori che da tempo denunciano la grave crisi del sistema regionale.
Alla base della protesta vi è l’esaurimento dei tetti di spesa stanziati dalla Regione per le prestazioni convenzionate, che ha costretto molte strutture ad interrompere l’erogazione di esami e visite con ricetta SSN già dopo la metà del mese.
Secondo i rappresentanti delle sigle sindacali e delle strutture convenzionate, questa situazione rende insostenibile garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e mette a rischio il diritto alla salute di migliaia di cittadini.

Già nelle scorse settimane alcune associazioni — pur annunciando la protesta — avevano richiamato alla priorità della continuità assistenziale e segnalato che la crisi deriva da “risorse insufficienti e da una programmazione inadeguata”.
La manifestazione si è trasformata in un appello collettivo: dopo gli interventi dei rappresentanti sindacali in Piazza Indipendenza, una delegazione è stata ricevuta dal Capo di Gabinetto della Presidenza regionale, dott. Sammataro, insieme al capo di Gabinetto dell’Assessorato alla Salute, l’avvocato Giuseppe Sgroi.

Durante l’incontro — definito “importante” dagli organizzatori — i professionisti hanno illustrato concretamente le criticità del settore, chiedendo “più attenzione” alle loro esigenze e sollecitando risposte rapide nel merito del finanziamento e della riorganizzazione delle tariffe. Il dott. Sammataro ha dichiarato che trasmetterà le istanze al Presidente della Regione, Renato Schifani, e ha annunciato l’apertura di un tavolo di concertazione permanente tra Assessorato e categorie convenzionate.
In mattinata, una delegazione aveva anche incontrato il Presidente dell’Assemblea Regionale, Galvagno: durante l’incontro è stato presentato il disagio delle strutture costrette a interrompere le prestazioni mensilmente per via di budget sottostimati. Il Presidente si è impegnato a verificare possibili interventi politici, facendo perno sul ruolo istituzionale che ricopre.
Le istanze dei manifestanti
Tra le richieste avanzate:
un budget adeguato che risponda alla reale domanda sanitaria dell’utenza;
un nomenclatore tariffario aggiornato, in grado di coprire i costi reali delle prestazioni e garantire la sostenibilità delle strutture;
una revisione delle modalità di assegnazione delle risorse, superando il “bilancio storico” e adottando criteri basati sul fabbisogno reale.
Le sigle che hanno indetto la mobilitazione — quattordici — definiscono la protesta come necessaria per difendere “il diritto alla cura e la libertà di scelta del luogo di assistenza”.
La serrata generale annunciata — che ha comportato la chiusura per oggi di numerosi ambulatori e laboratori accreditati — rappresenta una condizione di forte allarme per utenti e pazienti, soprattutto per chi necessita di esami diagnostici o controlli regolari. Le prestazioni urgenti restano garantite, ma molte prestazioni di routine verranno rinviate, con conseguenze sulla prevenzione e sulla cura.
La manifestazione di oggi segna un momento di svolta: da un lato la protesta collettiva delle categorie convenzionate, stanche di operare in condizioni economiche insostenibili e denunciare l’erogazione limitata di prestazioni fondamentali; dall’altro, l’apertura istituzionale al dialogo, con la promessa di avviare un confronto strutturale.
Il tavolo permanente annunciato dall’Assessorato alla Salute e la disponibilità del governo regionale a valutare le proposte vanno letti come un segnale importante. Ma la vera posta in gioco è la tutela concreta del diritto alla salute: se le risorse non saranno adeguate e le risposte tempestive, lo stop dei servizi potrebbe trasformarsi in un’emergenza sociale.
Per migliaia di cittadini siciliani — specialmente i più fragili — la mobilitazione di oggi non è una protesta fine a sé stessa, ma un grido di allarme che chiede ascolto, garanzie e dignità.
