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Trump: ‘La Nato abbatta i jet russi, Kiev può riconquistare il suo territorio”

“Mosca combatte senza meta, sembra una tigre di carta”. Papa: incursioni russe? “Qualcuno cerca l’escalation”

Prima i droni in Polonia, poi i Mig in Estonia. Lunedì sera gli oggetti volanti non (ancora) attribuiti a Copenaghen: forse dei russi, forse no, si vedrà. La Nato senz’altro ha un problema, col secondo articolo 4 evocato da un Paese alleato in poche settimane, questa volta da Tallinn.
Ma la sfida è quella di gestire le aspettative, sia dell’opinione pubblica sia delle varie capitali, che hanno sensibilità diverse sulla postura da tenere con Mosca.


Donald Trump, dopo aver incontrato a New York Volodymyr Zelensky, è entrato a gamba tesa nel dibattito sostenendo che le nazioni della Nato dovrebbero “abbattere gli aerei russi” se violano il loro spazio aereo — apparentemente dimenticando però che la Nato, in gran parte, è lui in quanto capo delle forze armate degli Stati Uniti. Non a caso, quando gli è stato chiesto se gli Usa aiuterebbero gli alleati contro la Russia, ha risposto con un sibillino “dipende dalle circostanze”. Poi, in un post su Truth, ha aggiunto: “Penso che l’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, sia in una posizione di combattere e riconquistare” i suoi territori: con tempo e pazienza, e il sostegno finanziario e della Nato, i confini originali di quando la guerra è iniziata, sono un’opzione”. Poi l’affondo contro Mosca: “Combatte senza meta da tre anni e mezzo, una guerra che una vera potenza militare avrebbe dovuto vincere in meno di una settimana. Questo non distingue la Russia. Anzi, la fa apparire come una tigre di carta”. Per il tycoon, dunque, “Putin e la Russia sono in grandi difficoltà economiche, ed è giunto il momento che l’Ucraina agisca”, mentre gli Stati Uniti – assicura – continueranno “a fornire armi alla Nato affinché la Nato ne faccia quello che vuole”.


Intanto al Quartier Generale dell’Alleanza, a Bruxelles, si procede con estrema attenzione. Il Consiglio Atlantico (Nac) ha emesso, è vero, una dichiarazione giudicata molto dura dagli addetti ai lavori. “La Russia non deve avere alcun dubbio: la Nato e gli Alleati impiegheranno tutti gli strumenti, militari e non, necessari per difendersi e scoraggiare ogni minaccia proveniente da qualunque direzione”. Ma il dibattito, fuori e dentro l’Alleanza, in questi giorni è proprio incentrato su cosa fare, nella pratica, per fermare le scorribande russe (che siano intenzionali o meno ormai importa poco). Londra, Varsavia e Praga, in momenti e luoghi diversi, con dichiarazioni all’Onu oppure con ammonimenti a mezzo stampa, hanno messo in guardia il Cremlino: abbatteremo gli oggetti che violano palesemente il nostro spazio aereo, nella scia di quanto affermato da Trump dunque.
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, incalzato in conferenza stampa dopo la riunione del Consiglio Atlantico, ha usato però parole ben più ponderate. “Se necessario potete stare certi, e Mosca lo sa, che faremo tutto il necessario per difendere le nostre città, la nostra gente e le nostre infrastrutture”, ha risposto a chi gli chiedeva se l’Alleanza è davvero pronta a far fuoco contro i velivoli russi. “Questo però non significa che abbatteremo sempre immediatamente un jet: reagiremo sempre con calma, determinazione e in modo proporzionato”.


Il criterio, ha poi spiegato, è quello “dell’analisi del rischio”, condotta a volte in tempo reale dagli uomini e donne dell’Alleanza, addestrati proprio a questo scopo. Nel caso dell’Estonia, dove – dettaglio importante – la difesa è posta direttamente sotto controllo alleato, il Comando supremo ha giudicato che i Mig russi non ponevano una minaccia tale da motivarne l’abbattimento. Il Cremlino, afferma una fonte alleata che ha avuto accesso al briefing fornito dal Saceur Alexus Grynkewich, “non sta attivamente preparando un attacco alla Nato”. Gli episodi di questi giorni non vanno dunque letti con eccessivo allarmismo. Non a caso, su intervento proprio degli Usa, ma non solo, al Nac si è deciso di usare un linguaggio forte sì, ma senza riferimenti operativi (ovvero “aprire il fuoco” contro i jet russi), proprio per non gettare benzina sul fuoco. “Nella nostra valutazione, Vladimir Putin potrebbe avere interesse a creare un incidente con la Nato da usare ai fini di propaganda interna”, afferma un funzionario alleato.
Dunque calma e gesso. Anche perché l’articolo 5 non è un atto dovuto né automatico, ma frutto di un processo politico. E naturalmente l’incantesimo funziona nella misura in cui ci si aspetta che Washington mantenga la parola. Nel caso del jet russo abbattuto dalla Turchia nel 2015, ad esempio, Ankara venne avvertita in tempo reale dagli Usa che non avrebbero potuto invocare l’articolo 5 se poi le cose si fossero messe male.
Insomma, è irrealistico pensare ad azioni unilaterali delle capitali, specie nel fianco est, senza consultazioni con gli Usa. Detto questo, Mosca è senz’altro attiva – alla Nato parlano di “cyberattacchi costanti” alle infrastrutture alleate – e nel mirino potrebbe esserci il sostegno alleato all’Ucraina, tant’è vero che il Nac ha chiaramente avvertito che “non si lascerà intimidire da questi e altri atti irresponsabili della Russia”. 

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