Scuola e integrazione, Mattarella: «Niente ghetti e barriere». Il Governo prepara il tetto agli alunni stranieri
Il Capo dello Stato richiama l’articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti ed è la più efficace leva di integrazione». Intanto l’esecutivo lavora al limite del 30% nelle classi, con attenzione alla conoscenza della lingua italiana. Il tema riapre il confronto sul modello di inclusione nella scuola italiana.
ROMA, 22 settembre 2026 – La scuola come luogo nel quale le differenze devono incontrarsi e non trasformarsi in separazioni. È il messaggio lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2026-2027, svoltasi ad Amatrice presso l’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”.
Il Capo dello Stato ha richiamato direttamente l’articolo 34 della Costituzione, ricordando il principio secondo cui «la scuola è aperta a tutti». Nel suo intervento Mattarella ha definito l’istituzione scolastica la più efficace leva di integrazione per chi arriva da altri Paesi e per i giovani di origine straniera nati in Italia.
Il Presidente ha quindi indicato una missione che va oltre la semplice trasmissione delle conoscenze. La scuola, ha spiegato, deve costruire legami con le famiglie e contribuire alla coesione delle comunità, evitando che le differenze sociali e culturali si trasformino in isolamento. In particolare, ha invitato il sistema scolastico ad «aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere», superando diffidenze e incomunicabilità.
Il Governo prepara il limite del 30%
Le parole del Presidente arrivano mentre il Governo si prepara ad affrontare proprio il tema della presenza degli studenti stranieri nelle classi.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato un provvedimento che dovrebbe rendere operativo il limite del 30% di alunni stranieri per classe, riprendendo un criterio già contenuto in una circolare ministeriale del 2010. Il provvedimento dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri giovedì.
Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha precisato che il criterio non dovrebbe riguardare indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ponendo invece particolare attenzione alla conoscenza della lingua italiana. Per il ministro, infatti, la padronanza dell’italiano costituisce uno strumento essenziale per l’integrazione e per il successo scolastico.
Il dato nazionale aiuta a comprendere le dimensioni del fenomeno: gli studenti senza cittadinanza italiana sono circa 930 mila, pari a circa l’11% della popolazione scolastica; il 65,2% è nato in Italia.
Allo stesso tempo, secondo i dati ministeriali relativi all’anno scolastico 2022-2023 riportati da Repubblica, soltanto circa lo 0,6% delle circa 370 mila classi italiane superava la soglia del 30% di studenti non italiani: poco più di duemila classi.
Due aspetti dello stesso problema: distribuzione e integrazione
Il confronto, dunque, non riguarda soltanto una percentuale. Al centro vi è una questione più ampia: come organizzare una scuola capace di integrare studenti provenienti da esperienze linguistiche, culturali e familiari differenti senza creare concentrazioni che possano rendere più difficile il percorso educativo.
Da una parte, il Governo sostiene la necessità di una distribuzione più equilibrata degli studenti e insiste sull’apprendimento della lingua italiana come condizione fondamentale per una piena partecipazione alla vita scolastica. Dall’altra, il richiamo del Quirinale pone l’accento sulla funzione costituzionale della scuola come luogo aperto, capace di creare legami e coesione sociale.
Non necessariamente i due obiettivi sono incompatibili. La questione decisiva sarà vedere come il nuovo provvedimento verrà formulato e applicato concretamente, quali deroghe saranno previste e soprattutto quali strumenti — insegnanti, mediatori linguistici, corsi di italiano e risorse aggiuntive — accompagneranno l’eventuale limite numerico.
Perché l’integrazione non si realizza soltanto distribuendo diversamente gli studenti nelle aule. Richiede risorse, competenze linguistiche, collaborazione con le famiglie e capacità della scuola di trasformare la presenza di ragazzi con storie diverse in una comunità educativa.
Ed è proprio su questo terreno che acquistano particolare significato le parole pronunciate da Mattarella ad Amatrice: la scuola non è soltanto il luogo nel quale si prepara il futuro dei giovani, ma uno degli spazi nei quali si costruisce la coesione futura dell’intero Paese.
