Colombia in ginocchio dopo il terremoto: oltre cento morti, città devastate e danni per centinaia di milioni
Il sisma di magnitudo 7,4 ha colpito l’ovest del Paese. Pereira, Cali, Manizales e il Chocó tra le aree più duramente investite. Soccorritori al lavoro tra le macerie, centinaia di feriti e numerosi dispersi. Le prime stime indicano perdite economiche comprese tra 100 milioni e un miliardo di dollari, ma il bilancio potrebbe aggravarsi.
BOGOTÀ, 11 agosto 2026 – La Colombia si è risvegliata ferita, impaurita e ancora impegnata a cercare i propri dispersi sotto le macerie. Il violentissimo terremoto di magnitudo 7,4 che lunedì 10 agosto, alle 7.34 del mattino ora locale, ha investito la parte occidentale del Paese è già una delle più gravi catastrofi naturali della recente storia colombiana.
Secondo il Servizio geologico degli Stati Uniti, l’epicentro è stato localizzato nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, a una profondità di circa 107 chilometri. Il Servizio Geologico Colombiano lo ha indicato come il terremoto più forte registrato nel Paese nel XXI secolo.
Il bilancio umano continua a cambiare con il passare delle ore. L’Associazione Colombiana delle Città Capitali ha riferito di almeno 132 vittime e oltre 570 feriti, mentre il precedente bilancio ufficiale del Governo nazionale aveva confermato 111 morti. Le cifre non sono ancora pienamente consolidate e potrebbero aumentare man mano che le squadre di soccorso raggiungeranno le zone più isolate.
Pereira e Cali, il cuore della tragedia
La situazione più drammatica si registra nell’area di Pereira, nel dipartimento di Risaralda, e a Cali, grande metropoli della Valle del Cauca. Edifici residenziali sono crollati, interi isolati sono stati evacuati e decine di squadre continuano a scavare tra cemento, mattoni e strutture pericolanti.
A Cali il presidente ha riferito nella notte di 35 morti, circa 700 feriti, 188 persone disperse, oltre 5.000 abitazioni interessate dai danni, 39 istituti scolastici colpiti e tre ospedali completamente crollati. Anche in altre città della Colombia occidentale ospedali e strutture di emergenza hanno subito danni, complicando ulteriormente l’assistenza alla popolazione.
Le immagini che arrivano da Pereira, Cali e Manizales raccontano di edifici sventrati, automobili schiacciate dai detriti e cittadini che, accanto ai vigili del fuoco e ai militari, scavano persino a mani nude. A Manizales il sisma ha danneggiato anche la celebre cattedrale neogotica della città.
Il dramma del Chocó
Ma è soprattutto sulle condizioni del Chocó, dove si trova l’epicentro, che permane una forte preoccupazione. È una delle regioni economicamente e infrastrutturalmente più fragili della Colombia. Molte comunità sono raggiungibili soltanto attraverso fiumi, foresta o collegamenti aerei, mentre le difficoltà nelle comunicazioni stanno rallentando la valutazione completa dei danni.
Nel vicino comune di El Cairo, secondo le autorità locali, sarebbe stato danneggiato circa l’80% dell’abitato. Il dato offre la misura di quanto il bilancio proveniente dalle zone rurali possa essere ancora incompleto.
Non siamo quindi davanti a un Paese interamente paralizzato, ma a una vasta area occidentale sottoposta a una pressione enorme: ospedali sovraccarichi, famiglie senza casa, collegamenti interrotti e migliaia di cittadini che attendono notizie di parenti e amici.
Danni economici: la prima stima
È ancora troppo presto per stabilire con precisione quanto costerà la ricostruzione. La prima valutazione automatizzata del sistema PAGER dell’USGS ha collocato le perdite economiche iniziali in una fascia indicativa compresa tra 100 milioni e un miliardo di dollari. Si tratta, però, di una stima preliminare destinata a essere aggiornata dopo le verifiche su abitazioni, imprese, strade, aeroporti, ospedali e servizi pubblici.
Una società specializzata nell’analisi del rischio catastrofale, Cotality, valuta inoltre le sole perdite assicurate nell’ordine delle basse centinaia di milioni di dollari. Il dato non coincide con il danno economico complessivo: nelle aree più povere vicine all’epicentro molte abitazioni e attività presentano infatti una limitata copertura assicurativa.
Il primo censimento governativo aveva già individuato 1.575 abitazioni danneggiate, 37 completamente distrutte, 61 edifici crollati, 18 strutture sanitarie e 52 istituti scolastici interessati, oltre a 18 strade danneggiate. I dati successivi provenienti da Cali indicano che il numero effettivo degli immobili coinvolti è destinato a salire sensibilmente.
Trasporti e sicurezza
Il terremoto ha avuto pesanti conseguenze anche sulla mobilità. Gli aeroporti di Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura hanno sospeso le operazioni per consentire le verifiche strutturali, mentre lo scalo che serve Cali è successivamente tornato operativo.
A Cali, Armenia e Manizales sono stati inoltre disposti coprifuoco e misure straordinarie di sicurezza. Nella capitale della Valle del Cauca sono stati inviati altri mille uomini delle forze dell’ordine dopo episodi e timori di saccheggio nelle aree evacuate.
Nel frattempo la terra continua a muoversi. Il Servizio Geologico Colombiano aveva registrato 21 scosse successive entro la tarda serata di lunedì, avvertendo che ulteriori repliche restano possibili.
Un’emergenza nazionale, una popolazione sotto shock
Il presidente colombiano ha proclamato lo stato di emergenza nazionale e mobilitato forze armate, polizia, ingegneri, squadre cinofile e personale di soccorso. Per le famiglie che hanno perso la propria abitazione sono stati annunciati anche contributi per l’affitto durante il periodo necessario alla riparazione o alla ricostruzione.
La solidarietà internazionale ha iniziato a muoversi. Gli Stati Uniti hanno annunciato 15,5 milioni di dollari di aiuti destinati a rifugi di emergenza, alimenti e assistenza alla popolazione, mentre altri Paesi latinoamericani ed europei hanno offerto sostegno.
Ma dietro le cifre c’è soprattutto una tragedia umana. Migliaia di famiglie trascorrono queste ore all’aperto o nei centri di accoglienza, altre attendono davanti alle macerie, altre ancora cercano di contattare parenti nelle zone dove telefoni ed energia elettrica funzionano a intermittenza.
La Colombia è abituata a convivere con il rischio sismico, trovandosi in una delle aree geologicamente più attive del pianeta. Ma una scossa di questa potenza riporta alla memoria il devastante terremoto della regione di Armenia del 1999, che provocò oltre mille morti.
Oggi la priorità non è ancora ricostruire. È salvare vite.
Solo quando le squadre riusciranno a raggiungere ogni comunità e saranno terminate le verifiche sugli edifici sarà possibile conoscere la vera dimensione economica del disastro. Il timore è che il bilancio materiale possa crescere notevolmente. Quello umano, purtroppo, è già pesantissimo.
La Colombia conta le vittime, cerca i dispersi e prova a rialzarsi. Nelle prossime ore ogni rumore proveniente dalle macerie può ancora significare una vita da salvare.
