SANITÀ SICILIANA – Federbiologi scrive all’Assessorato: “Subito operativi i 15 milioni per evitare il collasso dei laboratori”
Lo stanziamento di 15 milioni riguarda i laboratori di analisi, fisiatria e cardiologia
Una richiesta formale, ma soprattutto un segnale d’allarme.
La Federbiologi Sicilia torna a sollecitare l’Assessorato regionale alla Salute chiedendo l’immediata attuazione delle misure previste dalla Legge regionale n. 26 del 2025, rimaste finora sulla carta nonostante il via libera della Corte Costituzionale.
Al centro della vicenda, scrive il dottor Pietro Miraglia (Segretario Regionale Federbiologi Sicilia) c’è uno stanziamento da 15 milioni di euro, previsto dall’articolo 6 della norma regionale, pensato per compensare gli effetti del nuovo nomenclatore tariffario nazionale introdotto nel 2024. Un aggiornamento che ha prodotto una riduzione media delle tariffe fino al 30%, colpendo in modo particolare il settore della patologia clinica.
Una contrazione che, spiegano i biologi, non è più sostenibile.
I costi di gestione restano invariati – quando non aumentano – mentre i rimborsi si riducono, rendendo difficile garantire continuità ai servizi. In Sicilia, ricordano, le strutture accreditate coprono circa il 75% delle prestazioni sul territorio: un eventuale ridimensionamento del sistema avrebbe effetti immediati sia sull’occupazione sia sull’accesso alle cure per i cittadini.
A rafforzare la posizione delle associazioni è intervenuta anche la giurisprudenza. Il Tar del Lazio ha annullato il decreto ministeriale sul tariffario, evidenziando carenze nell’istruttoria che ha portato alla definizione delle nuove tariffe. E, soprattutto, la Corte Costituzionale – con la sentenza n. 26 del 2026 – ha confermato la legittimità dell’intervento della Regione Siciliana, riconoscendo la possibilità di integrare le tariffe nazionali utilizzando risorse proprie, proprio per garantire i livelli essenziali di assistenza.
Nonostante questo quadro normativo favorevole, però, i fondi restano inutilizzati.
È questo il nodo politico e amministrativo su cui insiste la lettera firmata dal presidente regionale della Federbiologi, Pietro Miraglia, che chiede l’avvio immediato del procedimento e l’emanazione dei decreti attuativi.
Il punto non è solo economico, ma anche di metodo.
La Federbiologi chiede che i criteri di ripartizione vengano definiti attraverso un confronto con le organizzazioni di categoria, tenendo conto dell’impatto differenziato che il nuovo tariffario ha avuto sui vari settori della specialistica ambulatoriale, dalla fisioterapia alla cardiologia, fino alla patologia clinica.
Il tempo, però, è ormai un fattore decisivo. A oltre un anno dall’approvazione della legge regionale, il rischio è che una misura nata per tamponare l’emergenza arrivi troppo tardi. E che, nel frattempo, il sistema perda pezzi.
“Un ulteriore ritardo non sarebbe più comprensibile”, si legge nella richiesta inviata all’Assessore alla Salute della Regione Siciliana. Una frase che suona come un monito, ma anche come la sintesi di una crisi che non riguarda solo gli operatori del settore: in gioco c’è la tenuta stessa della sanità territoriale e, con essa, il diritto dei cittadini a cure accessibili e diffuse.
La nota integrale
Spett.le Assessore alla Salute Regione Siciliana
Oggetto: Richiesta di avvio del procedimento ai sensi della L. 241/1990 e adozione degli atti di competenza per l’utilizzo dello stanziamento di cui all’art. 6 della Legge Regionale n. 26/2025, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 26/2026.
La Federbiologi Sicilia, in persona del Presidente dott. Pietro Miraglia, con la presente si sollecita l’adozione, con la massima urgenza, degli atti amministrativi necessari a dare piena e concreta attuazione a quanto disposto dall’articolo 6 della Legge Regionale n. 26/2025.
Premessa
Come ampiamente noto e più volte rappresentato da tutte le organizzazioni di categoria, l’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario nazionale (D.M. 2024) ha generato una situazione di gravissima criticità per la sostenibilità economica delle strutture di specialistica ambulatoriale accreditate con il Servizio Sanitario Regionale.
In particolare, per il settore della patologia clinica, si è registrata una riduzione media delle tariffe del 30% rispetto al precedente tariffario, già ritenuto penalizzante, per come già più volte evidenziato, anche in sede di audizione in Commissione Sanità.
Tale drastica decurtazione, basata su criteri di elaborazione che appaiono indeterminati e non condivisi con le associazioni di categoria, ha reso le tariffe palesemente non remunerative, violando l’obbligo di garantire una remunerazione che consenta quantomeno la copertura dei costi di produzione.
Questa condizione mette a rischio la sopravvivenza stessa di centinaia di laboratori che, in Sicilia, erogano circa il 75% di tutte le prestazioni richieste dal territorio, con conseguenze drammatiche per i livelli occupazionali e, soprattutto, per il diritto alla salute dei cittadini, che vedrebbero compromesso l’accesso ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
A conferma della fondatezza di tali preoccupazioni, si evidenzia che il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, con sentenza n. 22316/2025, ha disposto l’annullamento del citato D.M. 2024 e dei relativi allegati, ravvisando un “assorbente profilo del difetto di un’idonea istruttoria a supporto delle singole scelte di determinazione tariffaria”.
Considerato che
In questo complesso quadro, il Parlamento Siciliano ha agito con lungimiranza e responsabilità, approvando la Legge Regionale n. 26/2025, il cui articolo 6 ha previsto uno stanziamento di 15 milioni di euro, a valere su fondi autonomi del bilancio regionale, destinato a compensare, per l’anno 2025, gli effetti della riduzione tariffaria per alcune prestazioni di specialistica ambulatoriale, tra cui fisioterapia, patologia clinica e cardiologia.
Tale norma, impugnata dal Governo nazionale, ha ricevuto la più alta e autorevole validazione giuridica dalla Corte Costituzionale. Con la sentenza n. 26, la Consulta ha respinto il ricorso, affermando un principio di fondamentale importanza: le Regioni, anche se sottoposte a piani di rientro, hanno la facoltà di incrementare le tariffe massime nazionali, purché lo facciano utilizzando risorse proprie e senza gravare sul Fondo Sanitario Nazionale, al fine di garantire l’erogazione dei LEA e tutelare il diritto alla salute.
La decisione della Corte ha confermato la piena legittimità dell’intervento del legislatore regionale, riconoscendo gli spazi di autonomia finanziaria e organizzativa della Regione Siciliana in materia sanitaria.
Nonostante questo chiaro e inequivocabile percorso normativo e giurisprudenziale, si deve constatare con profondo rammarico che, ad oggi, a distanza di oltre un anno dalla sua vigenza, la disposizione di cui all’art. 6 della L.R. 26/2025 risulta ancora ingiustificatamente disattesa. Il mancato utilizzo di tali fondi, stanziati proprio per evitare il collasso del sistema, sta vanificando lo sforzo del Parlamento e la vittoria ottenuta dinanzi alla Corte Costituzionale, prolungando una situazione di agonia per le strutture e di incertezza per i cittadini.
Si Chiede
Tutto ciò premesso e considerato, la scrivente Organizzazione Sindacale, anche ai sensi e per gli effetti della Legge 7 agosto 1990, n. 241,
CHIEDE
alla S.V. Ill.ma di voler disporre l’avvio del procedimento amministrativo volto all’adozione, con la massima urgenza e senza ulteriore indugio, di tutti gli atti di competenza necessari a rendere immediatamente operativo lo stanziamento di 15 milioni di euro previsto dall’articolo 6 della Legge Regionale n. 26/2025.
In particolare, si sollecita l’emanazione dei decreti attuativi che, previa necessaria e doverosa concertazione con le scriventi Organizzazioni Sindacali di categoria, definiscano i criteri e le modalità per l’applicazione degli incrementi tariffari, con effetto retroattivo per l’anno 2025 come previsto dalla norma. Tali criteri dovranno necessariamente tenere conto della diversa e specifica incidenza che la riduzione tariffaria ha avuto sulle singole branche specialistiche, al fine di ristorare in modo equo e proporzionato le strutture accreditate e, soprattutto, di ripristinare le condizioni minime di sostenibilità economica indispensabili per continuare a garantire l’erogazione delle prestazioni sanitarie ai cittadini siciliani.
Un ulteriore ritardo nell’applicazione di una norma regionale dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale non sarebbe più comprensibile e rischierebbe di compromettere in modo irreversibile la tenuta della specialistica ambulatoriale sul territorio.
Fiduciosi in un Suo pronto e risolutivo intervento, porgiamo distinti saluti.
Dr. Pietro Miraglia – Segretario Regionale Federbiologi Sicilia
