Reitano, una notte tra musica, moda e memoria: l’ospitalità siciliana diventa spettacolo
Nel fascino di un antico palmento ottocentesco, una serata scandita da arte, musica e convivialità. Le pergamene lungo il viale, la moda di Ignazio Bissoli, le esibizioni musicali e una cena preparata dalla padrona di casa Luisa Troisi hanno trasformato la proprietà in un percorso tra cultura, tradizione e territorio.
REITANO – Una lunga scalinata di circa trenta metri, realizzata in pietra locale, conduce dalla strada verso un antico palmento dell’Ottocento. È da qui che ha avuto inizio una serata capace di intrecciare musica, moda, arte, memoria e sapori, in un’atmosfera costruita attorno a uno dei valori più profondi della cultura siciliana: l’ospitalità.
La proprietà di Luisa Troisi si è trasformata per una sera in un luogo da attraversare e scoprire, articolato su più livelli e immerso nel paesaggio. Ad accogliere gli ospiti, il palmento, spazio carico di storia, nel quale è stata allestita la suggestiva esposizione di abiti e capispalla di Ignazio Bissoli. Una vera e propria “scatola delle meraviglie”, dove la moda ha dialogato con l’architettura rurale e con la memoria del luogo.

Il filo conduttore dell’evento è stato rappresentato anche dalle pergamene, collocate lungo un ampio viale a fare da cornice alla serata. Particolarmente suggestivo il momento in cui gli stessi autori hanno potuto raccontare ai presenti il significato e l’ispirazione dei propri interventi, trasformando l’esposizione in un’occasione di incontro e confronto diretto.
La serata si è sviluppata armoniosamente attraverso diversi ambienti: il fronte della casa e il palmento, il giardino dedicato alla musica e impreziosito dalle pergamene e, più in alto, l’orto, dove tra ulivi e balle di fieno è stato organizzato il grande buffet.

Ad aprire l’incontro è stato Vincenzo Merlo, seguito dall’intervento della padrona di casa Luisa Troisi, insieme a Mauro Borrelli e agli altri promotori della serata. Spazio anche alla cultura e alla conoscenza del territorio con le riflessioni dell’archeologo tusano Francesco Modica, che ha richiamato l’attenzione sul patrimonio storico e archeologico dell’area amastratina.

Tra gli ospiti anche l’ archeologa Michela Costanzi, impegnata nelle attività di ricerca e negli scavi archeologici del teatro dell’antica Alaesa, presenza che ha ulteriormente sottolineato il legame della serata con la storia e l’identità culturale del territorio.
Grande protagonista è stata la musica. Nel giardino, prima della cena, Renato Miritello ha proposto un’esibizione tra canto armonico e fischio, creando un momento particolarmente suggestivo. Da Palermo è intervenuto GianniLa Rosa, musicista legato al Brass Group, con un repertorio ispirato alle sonorità brasiliane.
Ad animare la serata anche una formazione composta da Zamira Danese alla voce, NinoGiannì alla batteria, Mimmo De Carlo alla chitarra, Valerio Patti alla chitarra solista e Francesco Maiorana al basso, accompagnando gli ospiti nella parte musicale della notte.

A chiudere l’incontro è stato Federico Chiofalo, arrivato da Falcone, che con le note del suo organetto ha restituito alla conclusione della festa il sapore della tradizione popolare.
Ma se arte, moda e musica hanno scandito la serata, il cuore dell’accoglienza è stato certamente la tavola. Luisa Troisi ha voluto preparare personalmente le pietanze, interpretando fino in fondo l’antico principio dell’ospitalità siciliana: offrire molto, offrire con cura e fare sentire ogni ospite parte della casa.
Il menu è stato ricchissimo: timballi, salsicce, involtini, pasta fredda, schiacciate, hummus, polpette al sugo, timballi di melanzane, melanzane “ammuttunate”, formaggi e numerose altre preparazioni. Anche l’allestimento della tavola, con stoviglie in vetro e ceramica, ha contribuito a dare alla convivialità una dimensione elegante ma autenticamente familiare. A concludere, un trionfo di dolcezza con circa dieci chilogrammi di torte al gelo.

E proprio il palmento che ha accolto parte della manifestazione custodisce una storia che sembra riassumere il significato dell’intera serata. Secondo quanto raccontato dalla padrona di casa, durante la guerra quell’edificio ottocentesco diede rifugio a dei soldati, che vi trovarono riparo e si nutrirono di pane e fichi.
Un luogo nato dal lavoro della terra, divenuto rifugio nei giorni difficili della storia e oggi nuovamente spazio di incontro.
È forse questa l’immagine più significativa della serata di Reitano: una casa che apre le proprie porte, un antico palmento che torna a vivere e un territorio che racconta se stesso attraverso la musica, l’arte, la moda, l’archeologia e la tavola.
Tra ulivi, pietra antica, pergamene, abiti, note musicali e sapori siciliani, l’evento ha dimostrato come la cultura possa essere vissuta non soltanto nei luoghi istituzionali, ma anche negli spazi della memoria quotidiana. E come l’ospitalità, quando diventa condivisione, possa trasformarsi essa stessa in una forma di cultura.
Posso anche trasformarlo in una versione più elegante e istituzionale, adatta alla pubblicazione su un quotidiano o su una testata culturale siciliana.
