AGORÀ SUD – Giornalisti e Mezzogiorno: informare per comprendere, comprendere per costruire
A Capo d’Orlando la formazione professionale entra nel vivo delle politiche di sviluppo. PNRR, fondi europei e coesione territoriale al centro di un confronto che richiama il giornalismo alla responsabilità di andare oltre annunci e cifre per raccontare i risultati reali sul territorio.
CAPO D’ORLANDO – Raccontare il Mezzogiorno significa prima di tutto comprenderne i processi, conoscere gli strumenti attraverso i quali vengono programmate le politiche pubbliche e saper distinguere ciò che viene annunciato da ciò che viene effettivamente realizzato.
È questo uno dei messaggi emersi ad Agorà Sud – Il luogo del dialogo del Mezzogiorno, il forum promosso da Quater Srl alla Terrazza Mercadante di Capo d’Orlando, all’interno del quale ha trovato spazio anche un momento specificamente dedicato alla formazione professionale dei giornalisti.
Il tema generale, “Il diritto a restare in un territorio che cresce”, ha posto al centro una delle questioni decisive per il futuro del Sud: creare condizioni economiche, sociali e culturali capaci di consentire soprattutto alle nuove generazioni di costruire il proprio futuro nei territori d’origine.
«Capire prima di raccontare»
Una formula semplice, ma particolarmente significativa.
È quella utilizzata da Massimo Scaffidi nell’introdurre il momento formativo dedicato ai professionisti dell’informazione: «Capire prima di raccontare».
Perché dietro sigle come PNRR, FSC e programmi comunitari si trovano scelte destinate a incidere concretamente sulla vita delle comunità.
Il corso, gratuito e valido per tre crediti formativi, era dedicato al tema “Dal Next Generation EU alla politica di coesione: dalla spesa alla strategia per il futuro dei territori del Mezzogiorno. Il ruolo della stampa e dell’informazione per una corretta comunicazione”.
Un argomento tecnico soltanto in apparenza.
PNRR, fondi strutturali, programmazione europea, bandi, milestone, target e capacità di spesa sono infatti entrati stabilmente nella cronaca quotidiana. Riguardano i Comuni, le infrastrutture, le imprese, il lavoro, i servizi, la scuola, la sanità e, più in generale, le prospettive di sviluppo dei territori.
Di conseguenza riguardano direttamente anche chi quei territori è chiamato a raccontarli.
Dalla cifra alla notizia
Uno dei passaggi fondamentali riguarda proprio il modo in cui il giornalismo affronta i finanziamenti pubblici.
Una somma stanziata non equivale a un’opera realizzata. Un finanziamento assegnato non significa automaticamente che quelle risorse siano state spese. E la spesa, da sola, non dimostra necessariamente che siano stati raggiunti gli obiettivi previsti.
Da qui nasce la necessità di un’informazione capace di seguire l’intero percorso delle risorse pubbliche: dalla programmazione all’assegnazione, dall’impegno alla spesa, fino alla verifica degli effetti prodotti.
Il giornalista è quindi chiamato ad andare oltre il comunicato e oltre l’annuncio.
Deve domandarsi da dove provengano le risorse, a quale programma appartengano, quali siano gli obiettivi dichiarati, quali i tempi previsti e soprattutto quali risultati possano essere concretamente verificati.
In questo senso la formazione professionale assume un valore che supera l’adempimento formale legato ai crediti.
Diventa strumento di lavoro e strumento di controllo democratico.
Il giornalismo dentro il luogo delle decisioni
Una delle caratteristiche dell’esperienza di Agorà Sud è stata proprio l’inserimento della formazione giornalistica all’interno del forum.
I professionisti dell’informazione non sono stati chiamati a partecipare a una lezione separata dal contesto, ma si sono trovati nel luogo stesso nel quale istituzioni, amministratori, esperti, università e rappresentanti del mondo economico discutevano delle prospettive del Mezzogiorno.
Un confronto diretto che consente di comprendere meglio i meccanismi della programmazione pubblica e, nello stesso tempo, di interrogare criticamente chi quelle politiche è chiamato a elaborarle e attuarle.
Formazione e responsabilità dell’informazione
Il corso, accreditato dall’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, ha visto la partecipazione di una ventina di professionisti.
Il lavoro organizzativo è stato seguito da Massimo Scaffidi, insieme a Letizia Passarello, Valentina De Caro, Raffaele Valentino e Adriano Lo Presti.
Un’attività organizzativa discreta ma essenziale per integrare efficacemente il momento della formazione professionale all’interno di una giornata più ampia di incontri e approfondimenti.
Letizia Passarello ha inoltre rivolto un ringraziamento al presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Concetto Mannisi, per il patrocinio all’iniziativa e per l’inserimento del corso nel programma della formazione professionale con il riconoscimento dei relativi crediti.
Nel corso dei lavori è stato inoltre possibile osservare sul campo il lavoro di professionisti dell’informazione chiamati a moderare e condurre diversi momenti del forum, tra i quali Raffaele Marmo, condirettore de Il Resto del Carlino, e Concita De Luca.
Informare significa anche difendere il “diritto a restare”
Da Agorà Sud emerge così una riflessione che riguarda il ruolo stesso del giornalismo nei territori meridionali.
Il “diritto a restare” non dipende soltanto dalla disponibilità di finanziamenti.
Dipende dalla capacità di trasformarli in infrastrutture, servizi, lavoro e opportunità. Ma dipende anche dalla presenza di una società civile informata e di un giornalismo capace di controllare ciò che accade.
Raccontare il Mezzogiorno non può significare limitarsi alla celebrazione delle sue bellezze, né consegnarsi alla narrazione opposta di un Sud inevitabilmente condannato all’arretratezza.
Occorre raccontarne possibilità e criticità attraverso dati, fatti e risultati verificabili.
Per questo la formazione dei giornalisti diventa parte della stessa politica di crescita di un territorio.
Un territorio consapevole è infatti un territorio che possiede gli strumenti per comprendere le decisioni che lo riguardano, valutare l’utilizzo delle risorse pubbliche e chiedere conto dei risultati.
E forse proprio qui acquista il suo significato più profondo quella frase pronunciata all’inizio dell’incontro: capire prima di raccontare.
Perché raccontare bene il Mezzogiorno significa anche contribuire a renderlo più consapevole delle proprie possibilità e più capace di misurare, con rigore, la distanza tra le promesse e i risultati.
