INTERVISTA A PIETRO MIRAGLIA (FEDERBIOLOGI SICILIA): “SANITÀ REGIONALE AL COLLASSO. CHIEDIAMO RISPETTO E PROGRAMMAZIONE”
In vista dell’assemblea a Palermo dell’8 novembre, il dottor Pietro Miraglia dice la sua
Dott. Miraglia, Federbiologi parteciperà all’assemblea dell’8 novembre a Palermo. Qual è il senso di questa mobilitazione?
«L’assemblea di giovedì 8 novembre al Palace Hotel Astoria rappresenta un momento di unità e di protesta civile. Tutte le strutture accreditate della Sicilia — laboratori di analisi, centri di diagnostica, studi odontoiatrici, fisiatrici, cardiologici, oculistici — scendono insieme in campo perché la sanità siciliana è arrivata a un punto di non ritorno.

Da mesi lavoriamo in condizioni economiche e organizzative insostenibili, senza certezze sui budget, con tariffe ferme da anni e con una programmazione che semplicemente non esiste. È inaccettabile che a novembre il bilancio sanitario 2025 non sia ancora stato approvato. Così si mette in ginocchio l’intero sistema territoriale.»
La protesta è promossa dall’Intersindacale della Specialistica Ambulatoriale Territoriale. Qual è il vostro ruolo in questo fronte comune?
«Federbiologi è parte integrante dell’Intersindacale 2025, che riunisce le principali sigle rappresentative di tutte le branche specialistiche convenzionate.
È una protesta unitaria, che nasce dal basso: dai professionisti che ogni giorno garantiscono milioni di prestazioni ai cittadini, supplendo alle carenze della sanità pubblica.
Abbiamo deciso di proclamare lo stato di agitazione perché non possiamo più restare in silenzio davanti a una politica sanitaria miope, che umilia la competenza e penalizza la salute dei cittadini.»
Quali sono le principali criticità che denunciate?
«In primo luogo, la mancanza di programmazione.
Il Piano di Rientro ha bloccato ogni sviluppo, impedendo di investire in tecnologie e in personale. Le tariffe attuali sono sottocosto e non coprono nemmeno i costi di produzione: parliamo di valori fermi da oltre dieci anni.
In secondo luogo, la gestione amministrativa è caotica: le ASP non coinvolgono le strutture accreditate nella pianificazione dei servizi, nonostante la legge lo preveda. Questo genera un effetto a catena devastante: liste d’attesa interminabili, disorganizzazione e un crollo della fiducia dei cittadini nel sistema sanitario.»Le liste d’attesa sono diventate un’emergenza sociale.
Cosa propone Federbiologi per affrontarle?
«Le liste d’attesa non sono un destino, ma il frutto di scelte politiche sbagliate.
Se le strutture accreditate venissero integrate davvero nella rete pubblica, come previsto dalle norme, i tempi si ridurrebbero drasticamente.
Noi siamo pronti — e lo abbiamo dimostrato — a garantire prestazioni di qualità in tempi brevi, ma servono risorse e una pianificazione trasparente.
Oggi, invece, le ASP non utilizzano pienamente le potenzialità del sistema convenzionato, lasciando migliaia di cittadini in attesa per mesi.»
Nel comunicato si parla anche di una “concorrenza sleale” introdotta dall’articolo 68 della Finanziaria 2025. Può spiegare di cosa si tratta?
«Sì, si tratta di una norma gravissima.
Con quell’articolo si consente alle farmacie di aprire ambulatori senza alcuna autorizzazione sanitaria né requisiti di accreditamento.
È un colpo al cuore della sanità regolata: mentre le nostre strutture devono rispettare quasi 200 criteri di sicurezza, qualità e conformità, le farmacie potranno operare in deroga a tutto questo.
È una distorsione che mette sullo stesso piano chi fa sanità con responsabilità e chi esercita un’attività commerciale.
Noi non ci opponiamo alla collaborazione tra professioni, ma chiediamo regole uguali per tutti.»
La vostra denuncia tocca anche un tema politico: l’inadeguatezza della governance sanitaria regionale.
«È sotto gli occhi di tutti. La sanità siciliana è ostaggio di una guerra di potere tra correnti politiche, che nulla ha a che vedere con la tutela della salute.
Abbiamo un assessorato alla Salute che non programma, non dialoga e non rispetta le categorie che mandano avanti il sistema.
Si preferisce discutere di nomine e di equilibri interni, mentre i laboratori chiudono, i professionisti emigrano e i cittadini rinunciano a curarsi.
Noi chiediamo un cambio di rotta basato su competenza, trasparenza e responsabilità.»
Quali sono le richieste concrete che porterete all’assemblea dell’8 novembre?
Sono proteste unitarie concordate con le altre associazioni e sindacati di categoria.
«Chiederemo quattro cose fondamentali:
- L’uscita immediata dal Piano di Rientro, che sta soffocando la sanità siciliana.
- Un contratto equo, che garantisca sostenibilità e dignità alle strutture accreditate.
- Una programmazione puntuale, fatta nei tempi e con il coinvolgimento di chi opera sul territorio.
- Un nuovo indirizzo politico, guidato da competenza e non da logiche di potere.
Non vogliamo privilegi, ma rispetto. Rispetto per il lavoro di migliaia di professionisti che ogni giorno tengono in piedi il sistema sanitario regionale.»
In sintesi, qual è il messaggio che vuole lanciare ai cittadini siciliani?
«Chiediamo ai cittadini di essere al nostro fianco.
Questa battaglia non è corporativa, ma civile.
Senza una sanità territoriale efficiente e programmata, il diritto alla salute — sancito dalla Costituzione — diventa un privilegio per pochi.
Noi continueremo a lavorare con passione e competenza, ma pretendiamo che la politica torni a fare il proprio dovere.
La salute dei siciliani non può essere oggetto di baratto o di spartizione.»
L’intervista al dott. Pietro Miraglia restituisce la fotografia di un sistema sanitario regionale in profonda crisi, ma anche la determinazione di una categoria che non intende arrendersi.
L’assemblea dell’8 novembre a Palermo si preannuncia come un momento cruciale di confronto e di mobilitazione collettiva, per riaffermare un principio fondamentale: la sanità è un diritto, non un terreno di potere.
