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Il Vaticano rilancia la diplomazia del dialogo: dalla Francia ai nuovi impegni internazionali di Leone XIV


Dopo il viaggio apostolico a Parigi, Lourdes e Metz, il Pontefice rafforza il ruolo internazionale della Santa Sede. Pace, multilateralismo, dignità della persona, difesa della vita e dialogo tra i popoli al centro di una strategia che guarda all’Europa e prepara il grande viaggio di novembre in America Latina.
Il recente viaggio di Papa Leone XIV in Francia, dal 25 al 28 settembre, ha rappresentato molto più di una visita pastorale. Parigi, Lourdes e Metz sono diventate tre tappe attraverso le quali il Pontefice ha progressivamente delineato la propria visione del ruolo della Chiesa e della Santa Sede in una fase internazionale segnata da guerre, riarmo, crisi del multilateralismo e profonde trasformazioni sociali e tecnologiche. Il programma stesso del viaggio ha avuto una forte dimensione istituzionale: l’incontro con il presidente della Repubblica francese e con il Corpo diplomatico, la visita alla sede dell’UNESCO e, infine, l’appuntamento di Metz dedicato alle radici dell’Europa, alla pace e all’unità.
Da questa visita emerge con maggiore chiarezza quella che il cardinale Pietro Parolin ha definito una «diplomazia dell’incontro»: una politica internazionale della Santa Sede che non dispone della forza economica o militare degli Stati, ma cerca di utilizzare il dialogo, la mediazione, il diritto internazionale e la centralità della persona come strumenti di azione. Alla vigilia del viaggio, lo stesso Segretario di Stato aveva indicato tra le questioni centrali la pace, la tutela della vita, l’identità dell’Europa e le sfide poste dall’intelligenza artificiale.
A Parigi Leone XIV ha insistito particolarmente sul problema del riarmo. Nel suo discorso alle autorità francesi ha richiamato il pericolo rappresentato dalla convinzione che la sicurezza possa essere garantita principalmente attraverso la deterrenza e l’accumulazione degli armamenti, sostenendo invece la necessità di rilanciare dialogo, diplomazia e multilateralismo. Alla Francia ha attribuito una particolare responsabilità europea nella costruzione di una pace fondata sulla cooperazione internazionale.
A Metz il discorso si è allargato all’intero continente. Il Papa ha richiamato l’esperienza storica dell’integrazione europea e la figura di Robert Schuman, invitando l’Europa a recuperare il significato concreto di concetti come libertà, democrazia e unità. Leone XIV ha presentato il dialogo tra culture differenti non semplicemente come un valore morale, ma come una necessità sociale e politica per il futuro europeo.
Uno dei fronti principali rimane inevitabilmente la guerra tra Russia e Ucraina. Durante il volo di ritorno dalla Francia, Leone XIV ha invitato nuovamente le parti a sedersi attorno a un tavolo e a ricercare una soluzione negoziata, manifestando contemporaneamente preoccupazione per il ritorno del linguaggio nucleare e per la crescita delle spese militari. Il Pontefice ha ribadito che la Chiesa continuerà a chiedere il dialogo anche quando la sua azione possa apparire priva di risultati immediati.
La linea diplomatica non riguarda però soltanto l’Ucraina. Pochi giorni fa, intervenendo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il cardinale Parolin ha indicato in pace, giustizia e verità tre concetti fondamentali dell’azione diplomatica della Santa Sede. Nel medesimo intervento il Vaticano ha affrontato le guerre e le crisi in Ucraina, Gaza e Cisgiordania, Libano, regione del Golfo e Sudan, oltre alla situazione dei Rohingya, riaffermando l’importanza del diritto internazionale e delle istituzioni multilaterali. Sul conflitto israelo-palestinese la Santa Sede continua inoltre a sostenere la prospettiva dei due Stati come base per una pace giusta e duratura.
Anche le relazioni bilaterali proseguono parallelamente. Il 1° ottobre Leone XIV ha ricevuto il presidente della Repubblica Centrafricana Faustin-Archange Touadéra. Nei colloqui successivi con Parolin e con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher sono stati affrontati il processo di pace, la situazione politica, sociale e umanitaria del Paese e gli sviluppi regionali. È un esempio della diplomazia meno visibile della Santa Sede, costruita attraverso udienze, contatti tra governi e Segreteria di Stato e presenza delle Chiese locali.
Ma la politica di Leone XIV non si limita alla diplomazia tradizionale. Nel mese di ottobre il Vaticano ospita anche un importante momento di confronto sulla famiglia, nel decimo anniversario dell’esortazione Amoris laetitia. Dal 7 al 14 ottobre il Papa incontrerà i responsabili delle Chiese cattoliche orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali per un discernimento sul modo di annunciare e accompagnare la famiglia nelle trasformazioni della società contemporanea. Il calendario pontificio prevede inoltre l’8 ottobre la Messa per l’inaugurazione dell’anno accademico delle Università Pontificie e il 14 ottobre la celebrazione conclusiva dell’incontro dedicato ad Amoris laetitia.
Il prossimo grande appuntamento internazionale sarà però il viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù, dal 6 al 17 novembre. Il programma ufficiale prevede incontri con capi di Stato, autorità civili e Corpo diplomatico, ma anche appuntamenti con università, realtà sociali, comunità religiose e rappresentanti delle diverse tradizioni cristiane e religiose. Sarà quindi un viaggio contemporaneamente pastorale e diplomatico, destinato a riportare l’attenzione della Santa Sede sull’America Latina.
Si può dunque individuare una linea abbastanza precisa nella fase attuale del pontificato: recuperare spazio per la diplomazia in un sistema internazionale nel quale torna a prevalere la logica della forza. La Santa Sede cerca di presentarsi come interlocutore capace di parlare con soggetti contrapposti, difendendo contemporaneamente alcuni principi della propria dottrina sociale: dignità della persona, tutela della vita, pace, libertà religiosa, giustizia sociale, attenzione ai poveri e ai migranti, responsabilità nell’utilizzo delle nuove tecnologie e centralità della famiglia.
Lo stesso Leone XIV, tornando dalla Francia, ha voluto distinguere questa presenza pubblica della Chiesa dalla politica partitica. Interpellato sulle sue prese di posizione contro la legge francese sul fine vita, ha spiegato che intervenire sui temi della vita e della dottrina sociale appartiene, nella sua interpretazione, alla missione della Chiesa e non equivale a schierarsi nella competizione politica francese.
Il viaggio francese può quindi essere letto come una tappa significativa nella definizione della politica internazionale di Leone XIV. Notre-Dame, Lourdes, l’UNESCO e la città di Schuman hanno offerto scenari differenti per un medesimo messaggio: in un mondo che torna a parlare il linguaggio delle armi, il Vaticano vuole continuare a parlare quello della mediazione. Nella successiva udienza generale del 30 settembre, il Papa ha sintetizzato l’esperienza francese attraverso l’immagine della rinascita, indicando nella ricostruzione di Notre-Dame anche un esempio della possibile collaborazione tra Chiesa, Stato, istituzioni e società civile.
È probabilmente questa una delle chiavi attraverso cui leggere i prossimi impegni della Santa Sede: non l’isolamento del Vaticano rispetto alle grandi questioni geopolitiche, ma una presenza internazionale che cerca di mantenere aperti i canali del dialogo. Dall’Europa all’America Latina, passando per le crisi dell’Ucraina e del Medio Oriente, Leone XIV sembra voler riaffermare soprattutto una convinzione: quando la politica internazionale torna a considerare la forza come strumento ordinario, la diplomazia deve tornare ad essere il luogo nel quale ricostruire fiducia, negoziato e possibilità di pace.

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