Decreto Lavoro 2026, il governo punta su salari più alti e stretta al caporalato digitale
Un miliardo di incentivi per le imprese che applicano i contratti “virtuosi”. Bonus per giovani e donne, nuove regole per rider e piattaforme digitali
ROMA — Il governo guidato da Giorgia Meloni vara il nuovo Decreto Lavoro e mette sul tavolo quasi un miliardo di euro per sostenere occupazione stabile, salari più alti e contrasto allo sfruttamento nel lavoro digitale. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri in vista del Primo Maggio, introduce il principio del cosiddetto “salario giusto”, rafforza gli incentivi alle assunzioni e apre un nuovo fronte contro il caporalato online.
Il decreto — pubblicato come Decreto-legge n. 62 del 30 aprile 2026 — punta a premiare le aziende che applicano i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative, scoraggiando il ricorso ai cosiddetti “contratti pirata”. L’obiettivo dichiarato dell’esecutivo è contrastare il lavoro povero senza introdurre un salario minimo legale, ma rafforzando la contrattazione collettiva di qualità.
Tra le misure principali spiccano gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 35, donne svantaggiate e lavoratori nelle aree ZES del Mezzogiorno. Le agevolazioni contributive potranno arrivare fino al 100% in alcuni casi, con l’intento di favorire occupazione stabile e trasformazione dei contratti precari.
Il testo introduce anche una stretta sul cosiddetto “caporalato digitale”, fenomeno sempre più diffuso nel settore delle piattaforme e delle consegne. Per rider e lavoratori gestiti tramite algoritmi vengono previste verifiche obbligatorie dell’identità digitale, divieto di cessione degli account e maggiore trasparenza nelle decisioni automatizzate che incidono su compensi e turni di lavoro. I lavoratori avranno inoltre diritto a chiedere un riesame umano delle decisioni prese dagli algoritmi.
Nel pacchetto trovano spazio anche misure dedicate alla conciliazione famiglia-lavoro, con sgravi per le imprese che adottano certificazioni legate a welfare aziendale, maternità e flessibilità organizzativa. Previsti inoltre meccanismi per evitare il congelamento salariale in caso di ritardi nei rinnovi dei contratti collettivi.
Il decreto divide però sindacati e opposizioni. Se una parte del mondo produttivo giudica positivamente il rafforzamento della contrattazione collettiva, le opposizioni accusano il governo di non affrontare davvero il tema dei bassi salari e di concentrare gli aiuti soprattutto sulle imprese. Il confronto politico e parlamentare si annuncia quindi acceso nelle prossime settimane.
