Mondo

L’incontro in Alaska tra Trump e Putin segna la sconfitta dell’Unione europea e dell’Ucraina.

America, Russia e Cina si preparano a valorizzare le immense risorse minerarie dell’Artico

di Giulio Ambrosetti

Il vertice di ieri è servito anche per far capire a ‘europeisti’ e ucraini che americani e russi non vogliono una resa senza condizioni ma l’accettazione della sconfitta da parte di chi ha perso

Tanto rumore per nulla, come raccontano i mezzi d’informazione (o quasi) occidentali? Non esattamente. L’incontro fra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska (foto sopra tratta da Il Giornale) è stato invece molto importante. Per sottolineare alle tante ‘teste di legno’ che parteggiano per l’Ucraina che il presidente americano e il presidente russo ‘viaggiano’ sulla stessa lunghezza d’onda. La pace si potrà raggiungere, certo, ma alle condizioni di Mosca. Per un motivo semplice: perché la Russia ha vinto la guerra sul campo, piegando non soltanto l’Ucraina ma una cinquatina di Paesi occidentali che hanno fornito soldi, armi e mercenari al Paese di Volodymyr Zelen’skyj. Punto. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, “Mancano i mercenari e di conseguenza Ucraina e Unione europea dovranno accettare le condizioni che Putin e Trump fisseranno nell’incontro in Alaska“. Come abbiamo scritto ieri sera riprendendo un articolo del quotidiano del Regno Unito The Telegraph citato da Telegram, “oltre 650 mila ucraini in età di leva sono fuggiti dal proprio Paese. Solo sette Paesi Ue hanno acquistato armi americane da dare all’Ucraina“. La Russia, ribadiamo, ha vinto la guerra. Magari non vorrà una resa senza condizioni come quella che l’Italia ha firmato a Cassibile nel 1943. Ma, in un modo o nell’altro, Ucraina e Unione europea dovranno accettare di essere stati sconfitti. Soluzioni intermedie per salvare la faccia non ce ne sono.

Storicamente le “teste di legno” non hanno mai vinti contro le “teste di ferro”

Le guerra le vincono i Paesi guidati da uomini con le “teste di ferro”. Ma quando questi ultimi si scontrano con le “teste di legno”, oggi rappresentati dai governanti dell’Unione europea, beh, non c’è partita, non ci può essere partita. Trump, prima dell’incontro di ieri in Alaska, ha detto che ci sarebbe stato un secondo incontro tra lui, Putin e Zelen’skyj. Mentiva sapendo di mentire? Giocava con le parole, come fa spesso quando parla con gli ‘europeisti’, perché sa benissimo che Putin non incontrerà mai il presidente dell’Ucraina. Il vertice in Alaska, insomma, è stato proficuo sia per fare capire al mondo come stanno le cose in Ucraina, sia per aprire nuovi scenari geopolitici. Infatti, con molta probabilità, americani e russi hanno affrontato la questione della valorizzazione delle immense risorse minerarie dell’Artico. Un accordo per lo sviluppo economico partendo proprio dall’Artico non potrà ignorare la Cina, che oggi ha grande interesse a voltare pagina.

La Cina di Xi Jinping abbandonerà una globalizzazione che ha ‘usato’ per anni guadagnando sull’export ma che ormai crea solo diseguaglienze e disoccupazione giovanile. A Dio piacendo ci libereremo dell’Unione europea in ‘salsa’ tedesca

Il presidente cinese, Xi Jinping, ormai da tempo, non rende noti i dati della disoccupazione giovanile del suo Paese. Che, stando a indiscrezioni, si attesterebbero intorno al 35-40%. La Cina, Paese comunista, ha ‘usato’ la globalizzazione economica. Ma è rimasta ‘scottata’, perché anche nel Paese del Dragone il fallimentare e criminale sistema globalista ha creato grandi diseguaglienze economiche e sociali. I cinesi non possono abbandonare in tempi rapidissimi un sistema economico che, in parte, è orientato alle esportazioni. E infatti, dopo un avvio con dazi doganali stratosferici appioppati alla Cina, Trump ha abbassato i toni e sta trattando con Xi. Il dato economico certo è che la Cina comincerà piano piano a ridurre le esportazioni e ad aumentare i consumi interni. Sotto questo profilo, la partita che ieri, in Alaska, si è aperta per la valorizzazione dell’Artico costituisce una grande opportunità per USA, Russia e Cina. E l’Unione europea? Non c’è, né ci sarà in futuro. Trump proverà a ‘garantire’ quel poco che basta al Regno Unito del quale non apprezza il Governo laburista che peraltro sembra giunto ormai al capolinea. A Dio piacendo, tra un anno o giù di lì ci libereremo dell’Unione europea e i cittadini europei torneranno ad essere liberi. Possibilmente con i tedeschi ridimensionati. In fondo il messaggio che Trump sta cercando di far capire agli europei è che non ci potrà mai essere un’Europa unita libera sotto il giogo della Germania. Agli europei, evidentemente, non è bastata la Seconda Gierra Modiale per capirlo.

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