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Caro carburanti, il Governo decide: sconto sul diesel fino al 5 settembre, poi aiuti legati al reddito


Il Consiglio dei ministri proroga di dieci giorni il taglio di 17 centesimi al litro sul gasolio. La misura costerà circa 130 milioni di euro. Nessuno sconto sulla benzina. Palazzo Chigi prepara una nuova strategia di sostegni più selettivi per famiglie e categorie maggiormente esposte. Nel decreto anche un meccanismo fiscale destinato ai grandi gruppi energetici.


ROMA, 26 agosto 2026 – Il Governo interviene nuovamente sul caro carburanti e scongiura, almeno per i prossimi dieci giorni, il ritorno a prezzo pieno delle accise sul gasolio.
Il Consiglio dei ministri riunito questa sera a Palazzo Chigi ha approvato il decreto legge che proroga fino al 5 settembre 2026 il taglio delle accise sul diesel, confermando uno sconto alla pompa di circa 17 centesimi al litro, Iva compresa. L’intervento avrà un costo stimato intorno ai 130 milioni di euro.
La riunione del Governo è durata circa dieci minuti e ha dato il via libera anche al decreto relativo alla continuità operativa degli impianti industriali di interesse strategico nazionale, con particolare riferimento alla situazione dell’ex Ilva.
Una proroga per affrontare il controesodo
La scelta dell’esecutivo arriva proprio nel momento in cui terminava la precedente estensione dello sconto sul gasolio.
Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, di concerto con il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, aveva attivato il meccanismo delle cosiddette accise mobili, utilizzando 20,8 milioni di euro di maggiore gettito Iva per mantenere la riduzione anche nelle giornate del 25 e 26 agosto. L’aliquota di accisa sul gasolio era stata così temporaneamente rideterminata a 532,90 euro per mille litri.
Con il provvedimento approvato questa sera, la scadenza viene ora spostata al 5 settembre, coprendo così una fase particolarmente delicata del controesodo estivo.
Il Governo considera però questa proroga una misura-ponte, non la soluzione definitiva al problema.
Lo sconto riguarda soltanto il diesel
Un elemento deve essere chiarito: la riduzione riguarda il gasolio e non la benzina.
Per chi utilizza un’automobile a benzina, quindi, non è previsto un analogo abbattimento delle accise nel nuovo decreto.
Per il diesel viene invece mantenuto l’attuale beneficio di circa 17 centesimi al litro. Su un pieno di 50 litri significa, in termini puramente teorici, un risparmio nell’ordine degli 8,50 euro rispetto al prezzo che si avrebbe senza la riduzione fiscale.
Una cifra che assume particolare rilevanza considerando i livelli raggiunti dai prezzi nelle ultime settimane.
Diesel oltre 2,20 euro in autostrada
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, oggi sulla rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità self service è pari a circa 2,017 euro al litro per la benzina e 2,137 euro per il gasolio.
In autostrada la situazione è ancora più pesante: la benzina self si attesta mediamente intorno a 2,092 euro, mentre il diesel raggiunge 2,208 euro al litro.
La proroga delle accise serve dunque anche a evitare che, durante gli ultimi grandi rientri dalle vacanze, il prezzo del gasolio possa subire un ulteriore aumento immediato.
La crisi dei mercati petroliferi internazionali continua infatti a esercitare una forte pressione sui listini, con conseguenze che non interessano soltanto gli automobilisti ma l’intero sistema economico.
Dopo il 5 settembre cambia la strategia
La vera partita politica inizierà però dopo il 5 settembre.
Palazzo Chigi ha fatto sapere di voler abbandonare progressivamente il sistema degli sconti generalizzati per passare a interventi «più efficaci e selettivi», concentrati sulle fasce di reddito che hanno maggiormente bisogno del sostegno pubblico.
In altre parole, anziché ridurre il prezzo del carburante per tutti indistintamente, lo Stato potrebbe destinare le risorse alle famiglie economicamente più fragili e ad alcune categorie professionali particolarmente esposte all’aumento del diesel.
Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore figurano strumenti collegati al reddito, alla situazione Isee o a forme di sostegno dedicate. Ma modalità, soglie di reddito e importi non sono ancora stati stabiliti.
Il nuovo sistema dovrà essere definito nei prossimi giorni.
Aiuti anche alle categorie che vivono di trasporti?
Nel confronto all’interno della maggioranza è emersa anche la questione delle categorie professionali per le quali il carburante rappresenta una voce di costo fondamentale.
Si ragiona, tra gli altri, su autotrasportatori, agricoltori e pescatori, oltre ad altre categorie che utilizzano quotidianamente i veicoli per svolgere la propria attività.
La ragione è evidente: l’aumento del diesel non incide soltanto sui viaggi privati ma si trasferisce progressivamente sui costi di produzione e di distribuzione.
Un autotrasportatore che paga di più il carburante sostiene maggiori costi per movimentare le merci; un’impresa agricola vede crescere la spesa per i mezzi meccanici; analogamente vengono colpiti pesca, logistica e numerosi altri comparti.
Da qui il timore di un effetto domino sui prezzi finali dei prodotti, compreso il carrello della spesa.
Nel decreto anche i grandi gruppi energetici
Il provvedimento approvato dal Governo contiene inoltre un altro elemento particolarmente significativo.
Secondo una bozza del decreto visionata dall’ANSA, sarebbe previsto un nuovo meccanismo di acconto fiscale sulle imposte relative ai dividendi anticipati destinato ai grandi gruppi del settore energetico.
La misura riguarderebbe società energetiche che nel 2025 hanno registrato ricavi superiori ai 20 miliardi di euro. L’acconto versato darebbe origine a un corrispondente credito d’imposta per la società interessata. Fonti governative sostengono che il meccanismo sia stato definito in accordo con i gruppi coinvolti.
Non si tratta dunque, almeno sulla base delle informazioni disponibili questa sera, della tradizionale tassa sugli extraprofitti richiesta da parte delle opposizioni, ma di uno strumento fiscale differente.
Sarà necessario attendere il testo definitivo del decreto per conoscerne con precisione portata, modalità e conseguenze finanziarie.
Extraprofitti, resta lo scontro politico
Proprio la tassazione dei guadagni straordinari realizzati dalle società energetiche resta uno dei punti di maggiore confronto politico.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha chiesto al Governo di intervenire direttamente a livello nazionale sugli extraprofitti, sostenendo che non siano più sufficienti le misure temporanee sulle accise e chiedendo maggiori risorse per famiglie e imprese in difficoltà.
La maggioranza non ha però una posizione uniforme sulla soluzione. Il vicepremier Antonio Tajani ha espresso una netta contrarietà a un’imposta nazionale sugli extraprofitti, mentre nel dibattito europeo continua il confronto sull’opportunità di un intervento coordinato sui grandi gruppi petroliferi ed energetici.
Il tema è destinato dunque a rimanere al centro della discussione politica nelle prossime settimane.
La sfida: passare dall’emergenza a una soluzione strutturale
Il decreto approvato questa sera risolve quindi il problema nell’immediato, ma non chiude il dossier.
Fino al 5 settembre gli automobilisti che utilizzano il gasolio potranno continuare a beneficiare dello sconto di circa 17 centesimi al litro. Dopo quella data il Governo intende cambiare impostazione, privilegiando interventi più mirati e possibilmente strutturali.
È una scelta che comporterà inevitabilmente una decisione politica importante: stabilire quali fasce di reddito abbiano diritto agli aiuti, quali categorie professionali debbano essere tutelate e soprattutto dove reperire le risorse necessarie.
Con il diesel oltre i due euro al litro e con il costo dell’energia che continua a riflettersi sui bilanci delle famiglie e delle imprese, quella dei carburanti non è più soltanto una questione riguardante gli automobilisti.
È diventata una questione di potere d’acquisto, inflazione, competitività delle imprese e tenuta complessiva dell’economia nazionale.
Il 5 settembre rappresenta quindi molto più di una semplice scadenza fiscale: entro quella data Palazzo Chigi dovrà dimostrare se sarà possibile passare dalle proroghe d’emergenza a una strategia capace di proteggere in maniera più stabile le famiglie e il sistema produttivo italiano.

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