Agricoltura e zootecnia: la prima difesa contro frane e smottamenti
di Placido Salamone
Negli ultimi anni, gli episodi di frane e smottamenti del terreno sono diventati sempre più frequenti, soprattutto in territori collinari e montani. Piogge intense e prolungate, spesso concentrate in brevi periodi, mettono a dura prova la stabilità dei suoli e delle infrastrutture. Tuttavia, attribuire questi fenomeni esclusivamente all’alta piovosità sarebbe riduttivo. Accanto ai fattori naturali, esistono infatti cause legate all’attività umana, tra cui la trascuratezza del territorio e l’abbandono delle attività agricole e zootecniche.
Le frane si verificano quando il terreno, impregnato d’acqua, perde la propria coesione e scivola lungo un pendio. L’acqua piovana, penetrando nel suolo, ne aumenta il peso e riduce la resistenza interna delle particelle che lo compongono. Questo fenomeno diventa particolarmente pericoloso quando il terreno è già saturo o quando le precipitazioni si susseguono senza pause sufficienti per consentire un naturale drenaggio. Tuttavia, la pioggia da sola raramente è l’unica responsabile: spesso rappresenta solo l’elemento scatenante di una situazione di fragilità già esistente.
Una delle cause più rilevanti di questa fragilità è la trascuratezza del territorio. L’abbandono dei terreni agricoli, la mancata manutenzione dei fossi e dei canali di scolo, la perdita dei terrazzamenti tradizionali e la riduzione delle attività rurali contribuiscono in modo significativo all’aumento del rischio di smottamenti. Quando il territorio non è più curato quotidianamente, l’acqua piovana non viene più gestita in modo corretto e tende a scorrere in modo incontrollato, causando erosione e instabilità del terreno.
In questo contesto, l’agricoltura assume un ruolo fondamentale, non solo come attività economica ma come vera e propria forma di tutela ambientale. L’agricoltore, con la sua presenza costante sul territorio, svolge un’opera di manutenzione continua che contribuisce in modo diretto alla stabilità del suolo. Le lavorazioni agricole mantengono il terreno in condizioni ottimali, favoriscono l’assorbimento dell’acqua e riducono il rischio di erosione superficiale. La cura dei terrazzamenti, tipica delle aree collinari e montane, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per prevenire frane: questi sistemi, realizzati nel corso dei secoli, riducono la pendenza dei versanti e rallentano il deflusso delle acque piovane.
Un altro aspetto essenziale dell’agricoltura è la gestione delle acque. Fossi, canali e sistemi di drenaggio richiedono manutenzione regolare per funzionare correttamente. Gli agricoltori, tradizionalmente, hanno sempre svolto questa funzione, garantendo che l’acqua piovana venisse convogliata e distribuita in modo controllato. Quando queste pratiche vengono meno, il territorio diventa più vulnerabile e soggetto a fenomeni di dissesto idrogeologico.
Accanto all’agricoltura, anche la zootecnia svolge un ruolo determinante nella salvaguardia del territorio. L’allevamento, in particolare quello estensivo legato al pascolo, contribuisce al mantenimento dei prati e delle aree montane, evitando l’abbandono e la conseguente crescita incontrollata della vegetazione. Il pascolo regolare mantiene il terreno compatto, favorisce l’assorbimento dell’acqua e riduce il rischio di erosione superficiale. Inoltre, la presenza costante degli allevatori nelle aree più isolate rappresenta un presidio fondamentale per il monitoraggio del territorio e per l’individuazione precoce di eventuali criticità.
La gestione dei prati e dei pascoli ha anche un’importanza ecologica significativa. I prati stabili, mantenuti attraverso lo sfalcio e il pascolo controllato, favoriscono la formazione di un apparato radicale diffuso e resistente, capace di trattenere il terreno e ridurre la possibilità di scivolamenti. In questo modo, la zootecnia contribuisce direttamente alla stabilità dei versanti e alla prevenzione delle frane.
Un territorio agricolo e zootecnico attivo è, dunque, un territorio più sicuro. Dove le attività rurali vengono mantenute e valorizzate, il suolo è costantemente monitorato, le opere di drenaggio sono curate e le superfici vengono gestite con attenzione. Al contrario, l’abbandono delle campagne e delle aree montane porta inevitabilmente alla perdita di queste funzioni di presidio e manutenzione, rendendo il territorio più vulnerabile agli eventi climatici estremi.
Le conseguenze delle frane e degli smottamenti sono spesso devastanti. Oltre alla distruzione del paesaggio e alla perdita di suolo fertile, si registrano danni ingenti alle infrastrutture, alle abitazioni e alle attività produttive. In molti casi, intere comunità vengono isolate o costrette ad abbandonare temporaneamente le proprie case. I costi economici per la ricostruzione e la messa in sicurezza del territorio risultano spesso molto più elevati rispetto agli investimenti necessari per una corretta prevenzione.
Per questo motivo, la salvaguardia del territorio non può prescindere dal sostegno all’agricoltura e alla zootecnia. Incentivare queste attività significa non solo sostenere l’economia locale, ma anche garantire una gestione sostenibile del territorio. Politiche mirate al recupero dei terreni abbandonati, al ripristino dei terrazzamenti e alla valorizzazione delle attività pastorali rappresentano strumenti concreti per ridurre il rischio di dissesto idrogeologico.
In conclusione, mentre l’alta piovosità rappresenta un fattore naturale inevitabile, la stabilità del territorio dipende in larga misura dalle scelte umane. Agricoltura e zootecnia non devono essere considerate attività marginali, ma elementi fondamentali per la sicurezza ambientale e la tutela del paesaggio. Un territorio curato, coltivato e abitato è un territorio più resistente agli eventi naturali e meno esposto ai rischi di frane e smottamenti. Investire nelle attività agricole e zootecniche significa, quindi, investire nella sicurezza del territorio e nel futuro delle comunità che lo abitano.
